Il procuratore della Repubblica di Palmi, Emanuele Crescenti, ha recentemente dichiarato che il porto di Gioia Tauro “non è il porto della mafia”, sottolineando l’importanza di non associare automaticamente lo scalo alla criminalità organizzata. Questa affermazione è stata fatta in occasione del cinquantesimo anniversario dell’avvio dei lavori per la costruzione del porto, che oggi rappresenta un’infrastruttura strategica per l’economia italiana, registrando record nei traffici commerciali .
Tuttavia, è innegabile che il porto sia stato nel tempo oggetto di infiltrazioni da parte della ‘ndrangheta. Numerose inchieste hanno evidenziato come clan come i Piromalli, i Molè e i Gallace abbiano utilizzato lo scalo per il traffico internazionale di stupefacenti, sfruttando anche la complicità di operatori portuali infedeli . Ad esempio, nel marzo 2025, è stato effettuato un sequestro di oltre una tonnellata di cocaina purissima, con un valore stimato di oltre 180 milioni di euro .
Nonostante questi episodi, le autorità giudiziarie e le forze dell’ordine continuano a lavorare per contrastare le attività illecite e preservare la legalità nel porto. Le dichiarazioni del procuratore Crescenti mirano a riconoscere gli sforzi compiuti e a rafforzare l’immagine del porto come hub commerciale legale e sicuro, senza negare le sfide ancora presenti.

