In Calabria, la rete dei reparti di cardiochirurgia è stata recentemente riorganizzata con l’obiettivo di potenziare le strutture pubbliche e garantire una distribuzione più equa dei servizi sul territorio. Questa riorganizzazione è stata resa possibile anche dalla revoca dell’accreditamento alla clinica privata Sant’Anna Hospital di Catanzaro, che ha liberato 20 posti letto successivamente redistribuiti.
- Catanzaro – AOU “Renato Dulbecco”: il numero di posti letto è stato aumentato da 14 a 22, confermando il ruolo di centro di riferimento regionale per la cardiochirurgia.
- Reggio Calabria – Grande Ospedale Metropolitano (GOM): sono stati aggiunti 2 posti letto, portando il totale a 17.
- Cosenza – Ospedale “Annunziata”: è stato attivato un nuovo reparto di cardiochirurgia con 16 posti letto, affidato al professor Daniele Maselli, già noto per la sua esperienza al Sant’Anna Hospital .
Con questa riorganizzazione, il totale dei posti letto di cardiochirurgia nella regione è passato da 49 a 55, tutti all’interno di strutture pubbliche.
Considerazioni sulla sostenibilità e qualità dei servizi
Il professor Pasquale Mastroroberto, direttore della scuola di specializzazione in cardiochirurgia dell’Università Magna Graecia di Catanzaro, ha sottolineato l’importanza di mantenere un numero limitato di centri di cardiochirurgia per garantire alti standard qualitativi. Secondo Mastroroberto, la Calabria non dovrebbe superare le tre unità operative complesse di cardiochirurgia, poiché un’eccessiva frammentazione potrebbe compromettere la qualità degli interventi e la formazione dei nuovi specialisti .
Prospettive future
La Regione Calabria sta inoltre investendo nella realizzazione di nuovi ospedali, tra cui quello di Vibo Valentia, che prevede 339 posti letto e la cui apertura è prevista per la primavera del 2026. Tuttavia, al momento non sono previste nuove unità di cardiochirurgia in questa struttura .
In sintesi, la riorganizzazione della cardiochirurgia in Calabria mira a rafforzare le strutture pubbliche esistenti e a garantire un’equa distribuzione dei servizi, mantenendo al contempo elevati standard di qualità e sostenibilità.

