COSENZA – Il progetto per l’istituzione del Policlinico universitario di Cosenza, sostenuto dalla maggioranza del Consiglio regionale, trova un ostacolo nel deciso rifiuto del consigliere Antonello Talerico. Giurista e avvocato, Talerico ha motivato il suo voto contrario sollevando pesanti dubbi di legittimità costituzionale e giuridica sull’intera proposta di legge.
Secondo Talerico, la Regione Calabria non ha il potere di modificare o riorganizzare la rete ospedaliera senza il coinvolgimento del commissario ad acta per la sanità, ancora pienamente operativo. Un intervento diretto della Regione, ha spiegato, violerebbe l’articolo 120 della Costituzione e diverse sentenze della Corte Costituzionale. A suo dire, la proposta ignora inoltre tutti i passaggi obbligatori previsti dal decreto legislativo 517 del 1999, come il necessario parere della Conferenza Stato-Regioni e il decreto interministeriale che dovrebbe sancire l’istituzione dell’Azienda ospedaliero-universitaria.
Talerico contesta anche la struttura della legge, definendola “condizionata” e priva di efficacia reale, perché subordinata a un decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri che ancora non esiste. Una norma che, sempre secondo il consigliere, si fonda su atti mancanti e su una volontà politica che rischia di tradursi in un provvedimento inefficace e destinato a essere impugnato.
La sua è una posizione in netta controtendenza rispetto al clima favorevole che ha portato la Terza Commissione regionale a dare il via libera alla proposta. Il centrodestra ha votato compatto, con l’astensione del Partito Democratico, ma il fronte delle critiche non è isolato: anche l’ex presidente del Consiglio regionale Mimmo Tallini ha parlato di “atto incostituzionale”, puntando il dito contro l’Università della Calabria e il Rettore, colpevoli – a suo dire – di non aver chiarito la propria posizione.
Nel frattempo, il Dipartimento regionale alla Salute ha ritenuto la norma compatibile con l’ordinamento, affermando che gli atti preliminari sono già stati avviati. Ma il dibattito resta apertissimo. Ora la palla passa all’Aula del Consiglio regionale, dove si deciderà il destino di una legge che, al di là degli intenti, rischia di scontrarsi con le regole fondamentali del nostro ordinamento.

