Occhiuto rilancia da Bruxelles: la Calabria rivendica i fondi di coesione

Bruxelles / Catanzaro – Roberto Occhiuto, appena riconfermato alla guida della Regione Calabria, ha scelto Bruxelles come primo palcoscenico del suo nuovo mandato. Obiettivo: mettere subito in chiaro che per lui la partita sui fondi europei, e in particolare sui fondi di coesione, sarà cruciale — e si giocherà senza sconti.

Il viaggio simbolico e le prime dichiarazioni

Nei giorni scorsi, Occhiuto ha preso parte alla plenaria del Comitato europeo delle Regioni a Bruxelles. A margine dell’evento ha dichiarato:

“Il risultato ottenuto ora deve essere investito per affrontare e risolvere i problemi che nei primi anni del mio governo non era possibile risolvere.”

Parole che suonano come un avvertimento: la Calabria, sostiene, non può più essere spettatrice passiva delle decisioni che condizionano la sua capacità di crescita. La sua è una richiesta esplicita — volere un ruolo centrale nella definizione degli investimenti comunitari che riguardano territorio, infrastrutture, servizi sociali, sanità, innovazione.

Il nodo “dual use” e la riforma della coesione

Sotto la lente c’è un tema tecnico, ma strategico: la cosiddetta mid-term review della programmazione europea 2021-2027, che introduce la possibilità di destinare fino al 15 % dei fondi strutturali a progetti “dual use” — cioè opere con funzioni sia civili sia strategiche/militari.

In Calabria — dove tra FESR e FSE+ sono stati stanziati complessivamente circa 2,82 miliardi per il periodo 2021-2027 — questa quota “flessibile” potrebbe significare lo spostamento di circa 420 milioni verso infrastrutture con finalità strategica.

Il punto controverso è che, secondo alcune analisi, l’idea di dirottare risorse dalla spesa sociale, scolastica, sanitaria o ambientale verso obiettivi legati alla difesa contrasterebbe con lo spirito e le finalità originarie della politica di coesione, che devono essere orientate a ridurre le disparità territoriali.

Duro confronto con governo centrale e sindaci

Non mancano tensioni interne. Il sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà, parla di “propaganda squallida” e di “scelte scellerate che penalizzano la Calabria”, denunciando che anche un solo euro tolto alla coesione significa meno infrastrutture, servizi, opportunità per imprese e cittadini.

La questione, tuttavia, non è solo politica: sarà anche tecnica e giuridica. Quale margine decisionale avranno le Regioni? Il governo nazionale giocherà un ruolo centrale nelle scelte finali? Come garantirà Occhiuto che la Calabria non perda quota nel negoziato con Roma e Bruxelles?

Sfide strutturali e le promesse del “nuovo inizio”

Occhiuto, riconfermato con un consenso forte, dovrà affrontare questioni strutturali irrisolte: spesa non assorbita, limiti burocratici, ritardi progettuali, storiche difficoltà nella pubblica amministrazione. Le sue dichiarazioni a Bruxelles vogliono lanciare un messaggio di discontinuità: la Regione vuole contare, non subire.

Tuttavia, il percorso è tutt’altro che lineare: l’Europa cambia le regole, il governo nazionale potrebbe avere priorità divergenti, e gli attori locali (comuni, sindaci, enti territoriali) rivendicano voce nelle scelte. Se il “nuovo inizio” parte da Bruxelles, il vero banco di prova sarà altrove — sul terreno, nella Calabria reale.

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