Operazione “Saulo”, confermato il “monopolio” sui funerali a Cirò Marina

Catanzaro / Crotone – L’operazione “Saulo”, condotta dalla Direzione distrettuale antimafia e dalle forze dell’ordine, avrebbe messo in luce non solo le dinamiche criminali relative alla ‘ndrangheta locale, ma anche un controllo strisciante e sistematico su servizi essenziali per la comunità. In particolare, emerge il sospetto – secondo gli investigatori – che un gruppo controllato dalle cosche abbia detenuto un vero e proprio monopolio sulle onoranze funebri a Cirò Marina.

Il contesto dell’operazione

L’Operazione Saulo, al pari di altre inchieste sul crotonese, rinnova l’attenzione sugli intrecci tra mafia, politica ed economia locale. Non solo traffici illeciti o intimidazioni, ma controllo delle “attività ordinarie” della vita quotidiana, che finiscono per consolidare il potere criminale e renderlo invisibile.

Tra i vari filoni investigativi che caratterizzano gli atti, uno in particolare ha catturato l’attenzione: un’organizzazione – riconducibile alle logiche della ‘ndrina Farao-Marincola che domina il “Locale di Cirò” avrebbe imposto e gestito il servizio funerario nel territorio, escludendo la concorrenza e intervenendo direttamente nelle scelte delle famiglie.

Il monopolio funerario: modalità e effetti

Secondo gli atti posti sotto l’attenzione degli inquirenti:

  • Le imprese funerarie “autorizzate” sarebbero state selezionate con criteri decisi “dal gruppo”, che avrebbe il potere di accettare o rifiutare soggetti esterni.
  • Le famiglie che versano in stato di necessità avrebbero avuto poche alternative: rivolgersi al soggetto dominante oppure restare fuori dalle logiche stabilite, talvolta subendo pressioni o discriminazioni economiche o burocratiche.
  • I margini di profitto sui servizi funerari sarebbero stati agevolati da tariffe fissate “dall’alto”, trasparenza ridotta e una sorta di “regolamentazione criminale” che impediva ogni operatore estraneo di inserirsi.

Se confermato in sede giudiziaria, si tratterebbe di un esempio classico di “economia mafiosa”: non tanto il traffico illegale, quanto il controllo monopolistico su servizi legittimi che dovrebbero essere regolati dal mercato e dalle istituzioni, non da logiche criminali.

Reazioni e risvolti istituzionali

Nonostante il clamore dell’inchiesta, non si registrano al momento prese di posizione pubbliche da parte dell’amministrazione comunale né dalle rappresentanze del settore funerario locale. Ciò nonostante, alcune associazioni di cittadini hanno espresso preoccupazione, chiedendo che si faccia luce affinché le famiglie non siano costrette a pagare il “prezzo” dell’illegalità anche nella scelta dell’ultimo saluto.

Parallelamente, ai Comuni spetta il compito di vigilare sulle concessioni, sul rilascio delle autorizzazioni e sulla trasparenza degli atti amministrativi che riguardano queste attività. In questo caso, la magistratura e le forze dell’ordine hanno agitato il vaso, mostrando quanto profondo possa essere l’infiltrazione mafiosa negli spazi più “sensibili” della vita comunitaria.

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