Cosenza si è fermata per difendere il proprio ospedale.
Nel pomeriggio del 26 maggio Piazza Kennedy si è riempita di cittadini, associazioni, comitati civici, amministratori e operatori sanitari scesi in strada contro il progetto di trasferimento del nuovo ospedale HUB nell’area di Arcavacata, nel territorio di Rende.
La manifestazione, nata dal basso e cresciuta rapidamente nelle ultime settimane, ha trasformato il centro cittadino in un grande presidio popolare a difesa dell’Annunziata, considerato dai manifestanti non soltanto un presidio sanitario ma un simbolo storico, sociale ed economico dell’intera città.
Sin dalle prime ore del pomeriggio decine di persone hanno iniziato a raggiungere Piazza Kennedy con striscioni, cartelli e slogan molto chiari:
“L’ospedale non si tocca”.
Il nodo dello scontro riguarda il futuro assetto sanitario dell’area urbana cosentina. Da mesi infatti il dibattito politico e istituzionale ruota attorno alla possibilità di realizzare il nuovo HUB nell’area di Arcavacata, soluzione sostenuta dal presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto e legata anche alla presenza della Facoltà di Medicina dell’Università della Calabria. Ma una parte importante della città di Cosenza considera questa scelta un vero e proprio “scippo sanitario” ai danni del capoluogo bruzio.
A guidare politicamente la protesta è stato il sindaco di Cosenza Franz Caruso, presente in piazza insieme a consiglieri comunali, movimenti civici e rappresentanti del mondo associativo. Nei giorni precedenti il primo cittadino aveva lanciato un appello ai sindaci della provincia chiedendo una mobilitazione unitaria:
difendere l’ospedale di Cosenza significa difendere il diritto alla salute dell’intero territorio provinciale.
Nel corso della manifestazione molti interventi hanno insistito proprio su questo punto:
la battaglia non viene vissuta soltanto come una rivendicazione campanilistica tra Cosenza e Rende, ma come una questione strategica legata:
- all’accessibilità sanitaria;
- alla centralità del capoluogo;
- ai collegamenti;
- e alla tutela di un presidio storico utilizzato quotidianamente da migliaia di cittadini dell’intera provincia.
Molto partecipata anche la presenza dei comitati cittadini. Tra i più attivi il “Comitato No Scippo” e il “Comitato per la Difesa dell’Annunziata”, che negli ultimi giorni hanno duramente contestato il progetto di trasferimento dell’HUB sostenendo che l’eventuale spostamento a Rende impoverirebbe:
- il tessuto economico della città;
- i servizi pubblici;
- e il ruolo istituzionale di Cosenza come capoluogo di provincia.
Durante il corteo e gli interventi pubblici è emersa anche forte preoccupazione per le condizioni attuali della sanità calabrese:
carenza di personale, pronto soccorso sotto pressione, lunghe liste d’attesa e difficoltà organizzative hanno trasformato la protesta in qualcosa di più ampio rispetto alla sola collocazione geografica del nuovo ospedale.
La sensazione diffusa tra i partecipanti era quella di una città che teme di perdere un pezzo della propria identità oltre che un presidio fondamentale per la salute pubblica.
La mobilitazione del 26 maggio rappresenta adesso uno dei momenti di maggiore tensione politica e territoriale vissuti negli ultimi mesi nell’area urbana cosentina. E il confronto tra Cosenza e Rende sul futuro del nuovo HUB sanitario appare tutt’altro che chiuso.

