Calabria, maxi operazione della Guardia di Finanza: 5 misure cautelari e sequestri per 36,7 milioni. Nel mirino aste giudiziarie e fondi agricoli

CATANZARO – Una vasta operazione della Guardia di Finanza è scattata questa mattina, 7 settembre 2026, in Calabria nell’ambito di un’inchiesta coordinata dalla Procura distrettuale della Repubblica di Catanzaro. Il bilancio è pesante: cinque persone destinatarie di misure cautelari, un patrimonio sequestrato per un valore complessivo di circa 36,7 milioni di euro, 15 società agricole finite sotto sequestro e centinaia di immobili tra fabbricati e terreni.

L’indagine riguarda una presunta associazione per delinquere che, secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbe operato su più fronti: dalla turbativa delle aste giudiziarie al trasferimento fraudolento di valori, passando per riciclaggio, autoriciclaggio e reimpiego di denaro di presunta provenienza illecita. Tra le contestazioni figurano anche truffe aggravate nell’ambito della Politica agricola comune, finalizzate all’ottenimento di contributi pubblici a fondo perduto.

A eseguire i provvedimenti sono stati i militari del Comando provinciale della Guardia di Finanza di Catanzaro, insieme agli specialisti del Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata, lo Scico, su ordinanza emessa dal Gip del Tribunale di Catanzaro. Parallelamente sono state effettuate numerose perquisizioni.

Due in carcere e tre ai domiciliari

Per due degli indagati, originari rispettivamente delle province di Reggio Calabria e Vibo Valentia, è stata disposta la custodia cautelare in carcere. Secondo quanto riferito dall’ANSA, nei loro confronti è stata riconosciuta in questa fase l’aggravante del metodo mafioso.

Per altre tre persone – due imprenditori e un avvocato del Catanzarese – sono invece stati disposti gli arresti domiciliari.

Resta naturalmente fermo il principio della presunzione di innocenza: le contestazioni formulate dagli inquirenti rappresentano l’attuale ipotesi accusatoria e dovranno essere verificate nelle successive fasi del procedimento, fino a eventuale sentenza definitiva.

Il presunto sistema delle aste

Uno degli aspetti più delicati dell’inchiesta riguarda alcune procedure esecutive e fallimentari.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, il gruppo avrebbe utilizzato una rete di società intestate formalmente anche a familiari, persone di fiducia o prestanome, attraverso la quale sarebbe stato possibile intervenire sulle aste immobiliari e acquisire beni secondo modalità ritenute irregolari dagli inquirenti.

L’ipotesi è quella di un sistema strutturato e non di episodi isolati: società, disponibilità finanziarie, patrimoni immobiliari e rapporti personali sarebbero stati utilizzati, secondo l’accusa, per schermare gli effettivi interessi economici e movimentare capitali.

Gli investigatori contestano, tra gli altri reati, la turbata libertà degli incanti, cioè l’alterazione del regolare svolgimento di una procedura competitiva, oltre al trasferimento fraudolento di valori.

Le presunte frodi sui contributi agricoli

L’altro grande capitolo dell’inchiesta riguarda il settore agricolo.

Secondo gli investigatori, alcune delle società coinvolte sarebbero state utilizzate per ottenere indebitamente contributi pubblici a fondo perduto collegati alla Politica agricola comune.

È proprio questo filone ad aver portato al sequestro preventivo di 15 società del Catanzarese operanti nel settore agricolo, per un valore stimato in circa 1,6 milioni di euro.

La complessità dell’indagine starebbe quindi proprio nell’intreccio tra due mondi apparentemente differenti: da una parte le aste e il patrimonio immobiliare, dall’altra le aziende agricole e i finanziamenti pubblici.

Sotto sequestro 398 immobili

Imponente anche il patrimonio colpito dai provvedimenti patrimoniali.

La Guardia di Finanza ha sequestrato 398 immobili, tra fabbricati e terreni, distribuiti nelle province di Catanzaro, Reggio Calabria e Pisa. Il loro valore complessivo è stato stimato in circa 32,6 milioni di euro.

A questi si aggiungono le 15 società agricole e somme di denaro per circa 2,5 milioni di euro, sequestrate nelle province di Catanzaro, Reggio Calabria, Crotone e Arezzo. Sommando le diverse componenti patrimoniali si arriva a una cifra complessiva nell’ordine dei 36,7 milioni di euro.

Numeri che danno la dimensione dell’operazione e del patrimonio che gli investigatori ritengono collegato al presunto sistema illecito.

Il ruolo delle società e dei prestanome

Un altro passaggio centrale dell’inchiesta riguarda l’utilizzo di società formalmente intestate a terzi.

Secondo le ricostruzioni riportate dalle fonti locali, alcune imprese sarebbero state intestate a coniugi, compagne, persone vicine agli indagati o presunti prestanome. Questo sistema avrebbe consentito, nell’ipotesi investigativa, di separare formalmente la titolarità dei beni dai soggetti che ne avrebbero avuto l’effettiva disponibilità.

È su questo terreno che si innestano le contestazioni di trasferimento fraudolento di valori e riciclaggio.

Gli investigatori dovranno ora ricostruire, operazione dopo operazione, i flussi finanziari e societari, stabilendo quali rapporti fossero reali e quali, invece, eventualmente funzionali a schermare patrimoni e disponibilità economiche.

L’aggravante del metodo mafioso

L’inchiesta assume una particolare rilevanza anche perché per due degli indagati è stata riconosciuta, nell’attuale fase cautelare, l’aggravante del metodo mafioso.

Alcune ricostruzioni giornalistiche collegano l’inchiesta a interessi che avrebbero favorito soggetti ritenuti vicini ad ambienti criminali delle aree di Melicucco e Tropea. Anche questi aspetti, tuttavia, dovranno essere vagliati nel prosieguo dell’inchiesta e nei successivi gradi di giudizio.

Un’indagine destinata ad avere nuovi sviluppi

L’operazione odierna rappresenta soltanto uno dei passaggi di un’inchiesta particolarmente complessa.

La quantità dei beni sequestrati, il numero delle società coinvolte e la varietà dei reati contestati lasciano prevedere ulteriori approfondimenti investigativi, soprattutto sul fronte dei rapporti societari, delle aste giudiziarie, dell’origine dei capitali e dei contributi agricoli percepiti.

Gli accertamenti dovranno inoltre chiarire nel dettaglio quale fosse il ruolo attribuito a ciascuno degli indagati e in che misura le diverse condotte contestate fossero collegate tra loro.

Per il momento resta il dato di una delle più rilevanti operazioni economico-finanziarie degli ultimi mesi in Calabria: cinque misure cautelari, quasi 37 milioni di euro di beni sotto sequestro, centinaia di immobili e quindici società agricole al centro di un’inchiesta che intreccia aste giudiziarie, fondi pubblici e presunto riciclaggio di capitali.

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