Il tema del gioco nell’infanzia è assai delicato quanto importante. Nella prima verde età la scatola della vita che è nel bimbo prende a riempirsi. Il problema grosso è di cosa si riempie. Purtroppo spesso il contenuto è iconico, costituito da cartelli in genere vessatori: ”Non devi fare questo”; “non devi frequentare quello”; “non devi dire parolacce”; “non devi picchiare”…non, non e poi non.
Questi poster verranno indelebilmente impressi come affreschi nel profondo dell’anima, in quel luogo che, forse impropriamente, definirei come l’inconscio freudiano, e per tutta la vita le nostre azioni saranno poste al vaglio inconsapevole di quanto scritto su quelle nere pareti.
L’etica della privazione, il senso di colpa, la strategia del non movimento diverrà pregnante e costitutiva di quelle vite (…e sono tante) che trascorrono nella tremenda sovrapposizione di cento, mille giorni uguali. Il racconto di come giocavamo nelle campagne di quarant’anni fa spero abbia regalato al lettore gaiezza e serenità. Invero non è stata la mia abilità narratoria a compiere tale miracolo, ma ciò che ho raccontato.
I bambini godono nella misura in cui riescono a colmarsi d’amore, a non porsi il problema del prima e del dopo, vivendo e assaporando la vita attimo dopo attimo, evidentemente agevolati dalla possibilità di agire nel contesto più congeniale alla propria natura: la terra, il cielo, il vento, la pioggia, il sole, i loro simili.
Pertanto il migliore insegnamento che potremo dare ai nostri figli è quello di spingerli ad amarsi. Gesù stesso insegnava e imponeva: ”Ama il prossimo tuo, come te stesso”, principio ripreso dalla scuola dello Zen, dal buddhismo, sino alla modernissima programmazione neuro linguistica. Dovremo cercare con tutte le nostre forze di aiutare i bambini a colmare il contenitore di cui abbiamo parlato semplicemente d’amore.
Se questi conosceranno profondamente l’amore potranno poi ri-conoscerlo. E alla prima grande domanda che si pone ciascun componente l’umanità: “Mi sento solo, ho bisogno d’amore. Cosa posso fare?”, il bambino innamorato di sé e divenuto uomo non avrà bisogno di rispondere perché l’amore in sé lo condurrà ad essere in armonia con le cose e con gli uomini. In questa dimensione fare il bene sarà il frutto non di autorevoli insegnamenti, ma della natura stessa dell’amore.
Fonte Rai News

