ACQUA LEO. CONFERMATA LA SALUBRITÀ, NESSUNA ANOMALIASULLA BOTTIGLIA DA MEZZO LITRO DEL LOTTO 118

COMUNICATO STAMPA ACQUA LEO | ASP CATANZARO

REGGIO CALABRIA – Un coltello, un santino, il sangue versato sulle mani e una formula pronunciata davanti agli affiliati. Sono immagini che sembrano appartenere a racconti lontani nel tempo e che invece riemergono con forza dalle carte della più recente inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria.

L’indagine, che ha portato all’esecuzione di decine di misure cautelari, racconta attraverso intercettazioni e attività investigative la vita interna di un’organizzazione criminale radicata sul territorio reggino. Al centro dell’inchiesta ci sarebbero non soltanto traffici di droga e controllo delle piazze di spaccio, ma anche veri e propri rituali di affiliazione che gli investigatori ritengono ancora attuali.

Le conversazioni intercettate descrivono cerimonie nelle quali il vincolo associativo verrebbe sancito attraverso il sangue e il richiamo ai simboli tradizionali della criminalità organizzata. Elementi che, secondo gli inquirenti, dimostrerebbero la persistenza di regole e codici antichi all’interno delle cosche.

Ma uno degli aspetti più inquietanti emersi dall’inchiesta riguarda il presunto passaggio di informazioni riservate. Le indagini stanno infatti approfondendo il ruolo di un ex appartenente alle forze dell’ordine che, secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbe fornito indicazioni utili a evitare controlli e attività investigative.

Gli investigatori ritengono che proprio queste informazioni avrebbero consentito agli appartenenti al gruppo di conoscere in anticipo alcuni movimenti delle forze dell’ordine e di modificare comportamenti e strategie operative.

L’operazione rappresenta uno dei più significativi colpi inferti negli ultimi mesi alla criminalità organizzata reggina. Migliaia di pagine di atti, mesi di intercettazioni e una lunga attività investigativa hanno consentito di ricostruire rapporti, gerarchie e dinamiche interne che raccontano ancora una volta la capacità della ’ndrangheta di infiltrarsi nel tessuto sociale ed economico del territorio.

La magistratura prosegue gli approfondimenti mentre gli indagati avranno ora la possibilità di difendersi nelle sedi competenti. Intanto l’inchiesta continua a produrre nuovi elementi destinati ad alimentare ulteriori sviluppi giudiziari.

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