Bisogno della competenza: quando il ‘vecchio’ è il vero ‘nuovo’”

In un tempo in cui la politica sembra spesso ridotta a slogan vuoti e schermaglie da tastiera, le prossime elezioni amministrative a Paola, Rende, Scalea e Cetraro raccontano una storia diversa, inaspettata e, forse, confortante: il bisogno di amministratori competenti.

A rappresentare il vero “nuovo”, paradossalmente, non sono i giovani rampanti della politica 2.0, ma volti noti della cosiddetta “vecchia guardia”. Politici che oggi si ripresentano con un’ostinazione che sa di responsabilità, non di nostalgia, con la promessa di coinvolgere nuove forze realmente capaci di avviare un vero processo di rinnovamento, che non può essere garantito semplicemente presentando giovani sindaci. Sono loro, infatti, a parlare ancora di programmi, di amministrazione concreta, di bisogni reali. Mentre le nuove leve – spesso più concentrate su follower e visibilità – scivolano nella rissa verbale e nella delegittimazione sistematica dell’avversario. Manca, nei più giovani, quella scuola della politica che un tempo si frequentava nelle sezioni di partito, nei consigli comunali, nelle piazze vere, non solo in quelle virtuali.

Anche il metodo di campagna elettorale segna la distanza tra le due visioni. Da una parte ci sono i “nuovi” – giovani, brillanti, tecnologici – che affidano la loro immagine a caroselli di post, reel, e dirette social. Dall’altra parte, i “veterani” che percorrono le contrade, visitano case, ascoltano gli anziani, i commercianti, le famiglie. Toccare con mano i problemi, guardarli negli occhi, non è solo un gesto simbolico, ma il fondamento stesso del buon governo.

In un Paese dove l’età media continua a salire e le esigenze delle comunità diventano sempre più complesse – tra sanità, infrastrutture, povertà diffuse e spopolamento – è essenziale puntare su chi conosce l’arte del governo. Non si tratta di idealizzare il passato o assolvere tutto ciò che è stato, ma di riconoscere che l’esperienza, se accompagnata da umiltà e capacità di ascolto, è oggi merce rara e preziosa.

Preferibile, dunque, affidare il timone a chi ha già dimostrato, pur tra errori fisiologici, di sapere reggere il peso delle responsabilità pubbliche. Perché governare non è lanciare proclami, ma mediare, costruire, riparare, decidere. E in questa stagione incerta, le comunità calabresi hanno bisogno più che mai di solidità, non di fuochi fatui.

Scommettere su chi è classificabile come diversamente giovane, che sa ancora cosa significa amministrare con serietà, potrebbe essere l’unica vera novità utile di queste elezioni.

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