Caldo torrido in Calabria: potenziati Pronto Soccorso e misure per la tutela dei lavoratori

CALABRIA – L’ondata di caldo estremo che sta investendo la Calabria ha spinto le autorità regionali a correre ai ripari con un piano straordinario di emergenza. Temperature che sfiorano i 40 gradi nelle aree interne e mari bollenti lungo la costa hanno infatti portato a un rapido incremento degli accessi nei Pronto Soccorso, in particolare da parte di anziani, bambini e soggetti fragili.

Per far fronte alla situazione, la Regione Calabria ha deciso di potenziare il servizio di emergenza-urgenza, aumentando il numero degli operatori in servizio nei presidi ospedalieri e predisponendo squadre mobili di pronto intervento sanitario nelle zone più colpite. Il piano prevede inoltre l’attivazione di punti di assistenza rapida presso alcune strutture sanitarie decentrate.

Parallelamente, cresce l’attenzione anche per la tutela dei lavoratori esposti alle alte temperature, in particolare nei settori dell’edilizia, dell’agricoltura e dei cantieri stradali. L’ASP, in collaborazione con l’Ispettorato del Lavoro, ha avviato una campagna di controlli e sensibilizzazione per garantire il rispetto delle normative sulla sicurezza: sospensione delle attività nelle ore più calde, pause obbligatorie, acqua disponibile sui luoghi di lavoro e fornitura di dispositivi anti-calore.

“Non possiamo permettere che il lavoro diventi una trappola mortale – ha dichiarato l’assessore regionale alla Sanità –. Stiamo intervenendo su due fronti: potenziamento delle strutture sanitarie e tutela dei lavoratori, soprattutto quelli esposti a temperature insostenibili”.

Le previsioni meteorologiche non lasciano intravedere tregue nei prossimi giorni. Il bollettino della Protezione Civile parla di bollino rosso per diverse province calabresi, e si temono nuove emergenze legate ad incendi boschivi, disidratazione e colpi di calore.

Intanto le associazioni di categoria chiedono che il governo estenda gli ammortizzatori sociali per le giornate di stop forzato e che vengano riconosciuti incentivi per le aziende che adottano protocolli di tutela. Il caldo, ancora una volta, si impone come una questione non solo meteorologica ma anche sociale e sanitaria.

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