La Corte di Cassazione ha messo un punto fermo su una vicenda giudiziaria che negli anni scorsi aveva suscitato forte attenzione nell’opinione pubblica cosentina: il caso delle false attestazioni di presenza in servizio all’interno dell’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza.
La Suprema Corte ha infatti ridotto la pena inflitta a un’ex dirigente dell’Asp, accogliendo il ricorso limitatamente a un errore materiale nel calcolo della sanzione. I giudici hanno chiarito che, in fase di patteggiamento, la pena concordata tra le parti risultava inferiore rispetto a quella poi formalmente indicata nella sentenza di primo grado.
Resta tuttavia un aspetto centrale: la responsabilità penale dell’imputata è stata confermata. La Cassazione non ha messo in discussione l’accertamento dei fatti, ma è intervenuta esclusivamente per correggere la quantificazione della pena, riportandola entro i limiti stabiliti dall’accordo processuale.
La vicenda riguarda episodi di falsa attestazione delle presenze lavorative, comunemente noti come “cartellini truccati”, un fenomeno che negli anni ha colpito più settori della pubblica amministrazione e che ha portato a numerosi procedimenti giudiziari anche in Calabria.
Il pronunciamento della Cassazione chiude definitivamente il percorso giudiziario, ribadendo da un lato il principio di legalità e correttezza nell’azione amministrativa, dall’altro l’importanza del rispetto formale degli accordi processuali in sede di patteggiamento.

