COSENZA, 9 gennaio 2026. Due uomini sono stati raggiunti da misura cautelare in carcere nell’ambito di un’inchiesta su una presunta estorsione aggravata dal metodo mafioso ai danni di un imprenditore impegnato in lavori pubblici nel territorio di Bisignano. Il provvedimento è stato emesso dal GIP del Tribunale di Cosenza, Andrea Odierno.
Secondo l’impostazione accusatoria richiamata nell’ordinanza, i due indagati – Emanuele Apuzzo e Davide Naccarato – avrebbero agito in concorso, prospettando all’imprenditore il rischio di danneggiamenti al cantiere nel caso in cui non fosse stato corrisposto un “pizzo” quantificato in 3.000 euro in contanti. La vittima, sempre secondo quanto riportato, si era aggiudicata tre appalti pubblici: opere di fognatura, la realizzazione del nuovo cimitero e alcune rotonde stradali.
Nella ricostruzione degli investigatori, ad ottobre 2025 Naccarato avrebbe accompagnato Apuzzo dall’imprenditore, riferendo la richiesta di denaro come riconducibile al clan guidato da Rinaldo Gentile; la somma pretesa sarebbe stata parametrata a una quota pari al 3% del valore dell’appalto. Al rifiuto o alla reticenza dell’imprenditore, Apuzzo – sempre secondo l’accusa – avrebbe alzato i toni con minacce.
Il passaggio chiave sarebbe avvenuto il 22 dicembre 2025, data in cui Apuzzo si sarebbe fatto consegnare i 3.000 euro: 2.500 sarebbero rimasti a lui e 500 sarebbero stati consegnati a Naccarato. L’episodio, riferisce la cronaca, è stato documentato dai Carabinieri di Rende, guidati dal comandante Andrea Aiello, che hanno proceduto all’arresto in flagranza di Apuzzo. Le posizioni sono ora al vaglio dell’autorità giudiziaria.

