Dulbecco sotto accusa: strumenti pubblici in cliniche private e fatture gonfiate, lo scandalo si allarga

Proseguono a ritmo serrato le indagini sull’inchiesta che ha travolto la fondazione “Renato Dulbecco” di Catanzaro, e i nuovi dettagli che emergono delineano un quadro sempre più inquietante. Dalle carte dell’inchiesta, coordinata dalla Procura del capoluogo calabrese, affiorano ipotesi di truffe sistematiche e sprechi di denaro pubblico ai danni della sanità.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, alcuni strumenti diagnostici acquistati con fondi pubblici destinati all’ospedale sarebbero finiti, senza alcuna autorizzazione, in strutture private riconducibili a soggetti coinvolti nell’inchiesta. Un passaggio illecito che configura l’ipotesi di peculato, e che alimenta sospetti su una gestione opaca delle risorse.

Non è tutto. Al centro dell’indagine anche una serie di fatture ritenute false, utilizzate per giustificare spese di viaggi, pernottamenti e rimborsi mai realmente effettuati. Documenti che attesterebbero soggiorni fantasma, pagati però con fondi pubblici.

L’inchiesta, che coinvolge professionisti, dirigenti e funzionari della fondazione, ha già portato all’iscrizione nel registro degli indagati di 14 persone. Gli inquirenti stanno scandagliando anni di bilanci e movimenti contabili, convinti che il sistema illecito fosse ben rodato e tutt’altro che occasionale.

Sul fronte politico, cresce l’imbarazzo e si moltiplicano le richieste di chiarezza. Intanto, le attività della Dulbecco restano sotto stretta osservazione, mentre si attendono eventuali nuovi sviluppi giudiziari.

Una vicenda che riaccende i riflettori sulla gestione delle risorse pubbliche in ambito sanitario e che rischia di lasciare l’ennesima ferita profonda nella credibilità delle istituzioni locali.

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