Intervista all’Avvocato Danilo Aloe, del foro di Cosenza, impegnato nella campagna referendaria a sostegno del SÌ

Avvocato Aloe, il 22 e 23 marzo gli italiani saranno chiamati a esprimersi su una riforma costituzionale. Perché questo voto è così importante?

Il voto del 22 e 23 marzo riguarda uno dei pilastri fondamentali della nostra democrazia: la giustizia. Non si tratta di una questione tecnica riservata agli addetti ai lavori, ma di un tema che incide direttamente sull’equilibrio dei poteri e sulla qualità dello Stato di diritto. Quando si parla di giustizia si parla della fiducia che i cittadini ripongono nelle istituzioni.

Il cuore della riforma è la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri. Di cosa si tratta esattamente?

Oggi nel nostro ordinamento giudici e pubblici ministeri appartengono allo stesso ordine e condividono lo stesso percorso professionale. Nel corso della carriera possono anche passare da una funzione all’altra. La riforma propone invece di separare le carriere, riconoscendo che il giudice e il pubblico ministero svolgono ruoli profondamente diversi nel processo.

Perché è importante questa distinzione?

Perché nel processo penale il pubblico ministero rappresenta l’accusa e sostiene l’interesse punitivo dello Stato, mentre il giudice deve essere terzo e imparziale, chiamato a decidere tra accusa e difesa. In un sistema realmente accusatorio è importante che queste due figure siano chiaramente distinte anche sotto il profilo ordinamentale.

Alcuni temono che la separazione delle carriere possa indebolire l’indipendenza della magistratura. È così?

No, ed è importante chiarirlo. Separare le carriere non significa mettere in discussione l’autonomia della magistratura. Al contrario, significa rafforzare la chiarezza dei ruoli e quindi anche la credibilità del sistema. L’autonomia del pubblico ministero resta un principio cardine e la riforma non introduce alcuna subordinazione al potere esecutivo.

Nel dibattito si parla molto anche del Consiglio Superiore della Magistratura. Qual è l’obiettivo della riforma su questo punto?

Un altro aspetto rilevante riguarda il funzionamento del Consiglio Superiore della Magistratura. La riforma mira a rendere più trasparente e meno condizionabile il sistema di autogoverno della magistratura, rafforzando i meccanismi di selezione e riducendo il peso delle correnti. L’obiettivo è tutelare l’autorevolezza dell’istituzione e rafforzare la fiducia dei cittadini.

Nel testo della riforma si richiama anche la Costituzione e il tema del sorteggio. Perché?

Perché il sorteggio non è un’idea estranea al nostro ordinamento. Gli articoli 90 e 96 della Costituzione prevedono già meccanismi che utilizzano il sorteggio per garantire imparzialità. Questo dimostra che si tratta di uno strumento costituzionale pensato proprio per rafforzare l’equilibrio e la terzietà delle istituzioni.

Qual è, in definitiva, il beneficio principale che questa riforma può portare ai cittadini?

La fiducia nella giustizia non si costruisce soltanto con le norme, ma anche con la percezione di equilibrio e imparzialità. Quando i ruoli sono ben separati e le carriere non si intrecciano, si riducono le ambiguità e si rafforza la credibilità del sistema giudiziario.

Questa riforma risolverà tutti i problemi della giustizia italiana?

Naturalmente no. Nessuna riforma, da sola, può risolvere tutti i problemi della giustizia. Tuttavia rappresenta un intervento strutturale che può migliorare l’assetto complessivo del sistema e rafforzare l’equilibrio tra le istituzioni.

In conclusione, perché lei invita a votare SÌ?

Perché credo in una giustizia più chiara nei ruoli, più forte nella sua indipendenza e più credibile agli occhi dei cittadini.
Questa riforma non è contro i magistrati: è una riforma per la magistratura e per i cittadini.
Per questo il 22 e 23 marzo voterò convintamente SÌ.

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