42 metri di diametro, 133,30 di altezza. Progettata dai più grandi maestri dell’architettura rinascimentale italiana, la Cupola di San Pietro fonde nella perfezione delle sue forme maestria artistica, talento ingegneristico e un profondo significato spirituale. Un tappeto di circa tremila metri quadri di mosaico a fondo dorato ne riveste l’interno. Il restauro avviato in prossimità del Giubileo sta restituendo l’originaria brillantezza e potenza cromatica alla superficie musiva.
Le fasi dell’intervento
Nel cantiere di restauro incontriamo i tre mosaicisti dello Studio Vaticano che hanno eseguito l’intervento di pulitura. La prima fase dei lavori riguarda la mappatura finalizzata a mettere in sicurezza le tessere. “Questa operazione – spiega Désiré Derrico – ci permette di individuare le tessere mobili, i vecchi ritocchi pittorici, le cartelline oro mobili, le lamine esposte e le lacune”
Successivamente si procede alla pulitura. “Lo scopo – aggiunge Gabriele Mattiacci – è rimuovere la sporcizia provocata da vari fattori come il fumo delle candele. Dopo aver applicato un velo di carta imbevuto di una sostanza che scioglie il grasso depositato sulle tessere si procede in due modi differenti a seconda se le tessere siano in oro o in smalto e marmo. Nel primo bisogna intervenire tamponando delicatamente tessera per tessera. Per quanto riguarda il marmo e gli smalti invece si ricorre alla pulizia dell’intera superficie tramite una spazzola, risciacquando per evitare che la sporcizia penetri nelle tessere.
L’ultimo step riguarda il risarcimento delle lacune. “Si tratta di un intervento assolutamente reversibile”, tiene a precisare Carla Pirolli: “l’integrazione viene effettuata applicando con una spatola una malta modellata che ha le stesse caratteristiche del sottofondo. Questa viene incisa a fresco seguendo l’andatura della tessitura circostante ed infine dipinta a tono ad acquerello”
Un colore potente e brillante
“Ciò che ci ha colpito durante questo restauro – confida il direttore Paolo Di Buono – sono i colori estremamente brillanti e potenti che finora erano attutiti dallo strato di sporcizia accumulatosi nel tempo. Ci danno un’idea di quello che doveva essere l’aspetto originale di tutta la Cupola”. Interessanti anche alcuni accostamenti di colore, come il viola e l’oro, che rimandano all’arte bizantina.
I monogrammi
Inoltre durante i lavori tra le decorazioni delle tessere musive sono emersi due monogrammi: “Molto probabilmente sono riconducibili a due mosaicisti che sappiamo dai documenti aver lavorato alla realizzazione dei mosaici: Cesare Rossetti e Francesco Martinelli”.

