CATANZARO – Un nuovo affondo della Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro contro le cosche del Vibonese. Nell’ambito dell’inchiesta “Assocompari”, la DDA ha chiesto 19 condanne per presunti affiliati al clan Bonavota, una delle consorterie mafiose più radicate del territorio. L’accusa è quella di associazione mafiosa, estorsione, intestazione fittizia di beni, traffico di stupefacenti e altri reati aggravati dal metodo mafioso.
L’inchiesta, coordinata dal procuratore Nicola Gratteri (in carica fino a novembre 2023) e portata avanti dal suo successore e dal pool antimafia, rappresenta uno dei filoni più importanti del contrasto al potere della cosca Bonavota tra Sant’Onofrio, Pizzo e il resto del Vibonese, con ramificazioni anche nel Nord Italia.
Secondo l’accusa, il clan esercitava un controllo capillare sul territorio attraverso la forza intimidatoria, infiltrandosi nel tessuto economico e politico, e gestendo attività illecite con metodi violenti.
Tra gli imputati, figura il presunto boss Pasquale Bonavota, già latitante per anni e catturato a Genova nell’aprile 2023. La Procura ha chiesto per lui la pena dell’ergastolo, ritenendolo al vertice dell’organizzazione. Richieste di condanna severe anche per altri esponenti ritenuti di spicco: Domenico Bonavota, Onofrio Barbieri, Saverio Gallace, Antonio Campisi, Alessandro Rizzo e altri nomi noti alle forze dell’ordine.
L’operazione “Assocompari”, scattata nel 2022, aveva già portato a decine di arresti e al sequestro di beni per milioni di euro. Le indagini si sono basate su intercettazioni, pedinamenti e testimonianze di collaboratori di giustizia che hanno ricostruito organigrammi, ruoli e dinamiche interne al clan.
Il processo è ora nella sua fase cruciale: la parola passerà presto alle difese, poi sarà il momento della sentenza, che potrebbe scrivere un nuovo capitolo nella lotta alla ‘ndrangheta vibonese.

