“La firma che manca non ferma la Calabria”: Figliolia smonta i dubbi sull’uscita dal commissariamento della sanità

Il percorso della sanità calabrese verso la definitiva uscita dal commissariamento continua a essere al centro del dibattito istituzionale. Nelle ultime ore, a intervenire è stato il direttore generale del Dipartimento Salute della Regione Calabria, Tommaso Calabrò Figliolia, che ha voluto chiarire un aspetto tecnico-giuridico ritenuto decisivo: il visto della Corte dei Conti non rappresenta un passaggio necessario per rendere efficace il decreto che sancisce la fine del commissariamento. Una precisazione che punta a spegnere le polemiche nate dopo alcune interpretazioni secondo cui il provvedimento sarebbe rimasto sospeso proprio in attesa del controllo contabile.

Il nodo del visto della Corte dei Conti

Secondo Figliolia, la questione nasce da un equivoco interpretativo. Il decreto che disciplina l’uscita della Calabria dal regime commissariale, infatti, rientrerebbe tra gli atti che producono effetti immediati e che non necessitano della registrazione preventiva della Corte dei Conti per acquistare efficacia.

La distinzione non è meramente formale. Nel sistema amministrativo italiano esistono infatti provvedimenti soggetti al controllo preventivo di legittimità della magistratura contabile e altri che, invece, diventano esecutivi con la loro adozione e pubblicazione, salvo eventuali verifiche successive. È proprio questa seconda fattispecie, secondo il dirigente regionale, a riguardare il decreto relativo alla sanità calabrese.

Una risposta alle polemiche

L’intervento arriva in un momento particolarmente delicato. Da settimane, infatti, il confronto politico ruota attorno ai tempi effettivi dell’uscita dal commissariamento, con accuse reciproche tra maggioranza e opposizione sul reale stato dell’iter amministrativo.

Per la Regione Calabria era diventato necessario chiarire se esistessero ostacoli burocratici ancora in grado di rallentare il processo. La risposta fornita da Figliolia è netta: non esiste alcun blocco derivante dall’assenza del visto della Corte dei Conti, perché tale adempimento non è previsto per questo specifico provvedimento.

Diciassette anni di commissariamento

La questione assume un peso enorme considerando la storia della sanità calabrese. Il commissariamento era stato disposto nel 2009 a causa del grave disavanzo economico accumulato dal sistema sanitario regionale e delle profonde criticità organizzative.

Negli anni si sono succeduti numerosi commissari nominati dal Governo nazionale, mentre la Regione vedeva fortemente limitata la propria autonomia nella gestione della sanità.

Con l’arrivo di Roberto Occhiuto alla guida della Regione, il presidente ha assunto anche il ruolo di commissario ad acta, accelerando il percorso di risanamento dei conti, l’approvazione dei bilanci arretrati, la nascita di Azienda Zero, il reclutamento di personale sanitario – compresi i medici cubani – e l’avvio dei nuovi ospedali. Tutti elementi che hanno portato il Consiglio dei Ministri a deliberare la revoca del commissariamento nei mesi scorsi.

La sfida adesso è governare

L’uscita dal commissariamento, tuttavia, rappresenta soltanto l’inizio di una fase completamente nuova.

Per la prima volta dopo quasi due decenni la Regione dovrà dimostrare di essere in grado di amministrare autonomamente il sistema sanitario senza il controllo straordinario dello Stato. Una responsabilità enorme che comporta il mantenimento dell’equilibrio economico, il rispetto dei livelli essenziali di assistenza, la riduzione delle liste d’attesa, il completamento della rete ospedaliera e il potenziamento della medicina territoriale.

È proprio su questi aspetti che si giocherà la credibilità della nuova stagione della sanità calabrese.

Un chiarimento che punta a rassicurare

Le parole di Figliolia hanno anche un valore politico oltre che tecnico. Il messaggio lanciato dalla Regione è quello di evitare che interpretazioni burocratiche alimentino incertezze su un risultato considerato storico.

La posizione ufficiale è che l’iter per l’uscita dal commissariamento non risulta sospeso dall’assenza del visto della Corte dei Conti, poiché tale controllo non costituisce un requisito necessario per l’efficacia del decreto.

Resta ora il compito più difficile: trasformare la fine del commissariamento in un miglioramento concreto dei servizi per i cittadini. Dopo anni di piani di rientro, controlli straordinari e gestione commissariale, i calabresi attendono soprattutto una sanità più efficiente, tempi di attesa più brevi e ospedali capaci di rispondere ai bisogni del territorio. Saranno questi, più delle procedure amministrative, i veri indicatori del successo della nuova fase.

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