CASSANO ALLO IONIO – La Sibaritide continua a interrogarsi dopo l’omicidio avvenuto a Lauropoli. Le indagini sull’uccisione del 36enne Scorza sono proseguite anche nella giornata di ieri, mentre gli investigatori cercano di ricostruire movimenti, contatti e ultime ore di vita della vittima.
Secondo quanto ricostruito dalle cronache locali, l’uomo conduceva una vita scandita da abitudini abbastanza consolidate e si sarebbe mosso normalmente tra Lauropoli e Cassano allo Ionio senza adottare particolari precauzioni. Un elemento che gli investigatori stanno valutando insieme alla dinamica dell’agguato. È stata disposta l’autopsia, passaggio fondamentale per acquisire ulteriori elementi sulla modalità dell’esecuzione.
Il punto centrale dell’indagine resta l’individuazione dei responsabili e soprattutto del movente. È ancora prematuro attribuire l’omicidio a uno scenario preciso: la ricostruzione investigativa è in corso e ogni ipotesi dovrà essere sostenuta da elementi concreti.
Il delitto ha riacceso, però, un dibattito molto più ampio sulla sicurezza nella Sibaritide. Amministratori, associazioni e rappresentanti della società civile hanno chiesto maggiore presenza dello Stato e controlli più incisivi sul territorio.
Anche il vescovo monsignor Francesco Savino è intervenuto nei giorni scorsi, definendo quella colpita dalla violenza una “terra ferita” e invitando la comunità a non lasciarsi sopraffare dalla paura.
L’attenzione rimane dunque altissima. Gli investigatori dovranno stabilire chi abbia deciso la morte dell’uomo, chi abbia materialmente partecipato all’agguato e quale sia la matrice dell’omicidio.
Un lavoro complesso che potrà passare dall’analisi delle telecamere di videosorveglianza, dai tabulati telefonici, dalle testimonianze e dalla ricostruzione della rete di rapporti della vittima.
Per la Sibaritide è l’ennesima ferita. E proprio mentre le indagini continuano, cresce la richiesta di una risposta che non sia soltanto investigativa ma anche sociale e istituzionale.

