“Libertà educativa e tutela dei minori” 

intervista all’Avv. Danilo Aloe sul caso dei bambini trasferiti dal bosco a una casa famiglia. 

La vicenda dei tre bambini che vivevano con i genitori in una casa isolata nei boschi abruzzesi ha riacceso un dibattito complesso: fino a che punto arriva la libertà educativa della famiglia? E quando, invece, è lo Stato a dover intervenire?

Ne abbiamo parlato con l’Avv. Danilo Aloe del foro di Cosenza esperto di diritto di famiglia e tutela dei minori.

Avvocato, qual è la chiave di lettura del provvedimento che ha disposto il trasferimento dei bambini?

Il Tribunale per i Minorenni ha applicato il principio “supremum” interesse del minore, che guida l’intervento dello Stato nelle situazioni di potenziale rischio o pregiudizio.  Quando un bambino vive in condizioni di potenziale pregiudizio, il giudice deve intervenire.

Le carenze strutturali dell’abitazione, l’assenza di servizi essenziali e i rischi per l’incolumità hanno portato il Tribunale a una decisione cautelare e temporanea. 

Non è una sanzione ideologica, ma una misura di protezione.

Quindi nessuna criminalizzazione dello stile di vita alternativo dei genitori?

Assolutamente no. 

La scelta di vivere “off-grid” non è di per sé illegittima.

Il punto non è il modello di vita, ma la sua compatibilità con i bisogni fondamentali dei minori: sicurezza, salute, istruzione, socialità.

Uno degli elementi centrali è stato il tema della socializzazione. Quanto pesa giuridicamente?

Pesa molto. Il diritto alla relazione è fondamentale.

La totale assenza di interazioni con coetanei può incidere sullo sviluppo cognitivo e relazionale del bambino.

Il giudice non guarda solo al “qui e ora”, ma anche alle conseguenze a medio e lungo termine sulla crescita equilibrata dei minori.

E dal punto di vista educativo? Vivere nella natura non può rappresentare un arricchimento?

Il contatto con la natura è formativo e prezioso. Tuttavia,  però, l’educazione deve essere completa e bilanciata.

Se un contesto – anche suggestivo come un bosco – comporta isolamento, assenza di servizi medici, difficoltà nel garantire continuità educativa o impossibilità di verifiche scolastiche, allora non basta a tutelare pienamente i minori.

La libertà dei genitori non può sacrificare aspetti essenziali della crescita.

L’istruzione parentale era stata invocata. Perché non è stata ritenuta sufficiente?

L’homeschooling è legittimo, ma richiede requisiti chiari: dichiarazioni formali, idoneità educativa, controlli annuali.

Se mancano questi presupposti, o se l’ambiente non permette un percorso formativo strutturato, il Tribunale può ritenere compromesso il diritto allo studio.

Che cosa possono fare ora i genitori per riottenere la piena responsabilità?

È fondamentale mostrare collaborazione e presentare un percorso concreto.

Più specificatamente suggerirei alla famiglia di :

• mettere in sicurezza l’abitazione, o valutare alternative;

• garantire visite mediche e monitoraggi sanitari;

• presentare un progetto educativo credibile, conforme alla legge;

• instaurare un dialogo costruttivo con i servizi sociali.

Il provvedimento non è definitivo: è una misura che può evolvere positivamente se la famiglia dimostra responsabilità e impegno.

In conclusione, come interpretare questa vicenda?

È un caso – questo – che ci ricorda quanto sia delicato il bilanciamento tra libertà familiare e tutela dei minori.

Vivere in modo alternativo è possibile e legittimo, ma non può e non deve avvenire a discapito di diritti fondamentali come la salute, la sicurezza, l’istruzione e lo sviluppo sociale.

L’allontanamento, seppure doloroso, può essere una misura proporzionata e temporanea, finalizzata a garantire che quei bambini abbiano accesso a condizioni dignitose di vita, salute e istruzione. 

È – tuttavia – fondamentale che l’intervento non si configuri come una forzatura ideologica, ma come un percorso condiviso: da un lato protezione e monitoraggio, dall’altro apertura al riconoscimento dell’autonomia familiare.

Solo così si costruisce il vero interesse dei bambini.

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