A metà anni ’70 Cosenza vive un’epoca di splendore. I suoi uomini politici più rappresentativi siedono ai vertici dello Stato. Riccardo Misasi e Giacomo Mancini sono uomini importanti. Pezzi da novanta di due partiti di governo: la Democrazia Cristiana e il Partito Socialista.
La carriera di Franco Covello, futuro senatore della Repubblica, è già in ascesa, mentre Francesco Principe consolida le sue posizioni all’interno del Psi. La segreteria provinciale del Partito Comunista è affidata a Giuseppe Pierino. E’ già nata l’Università della Calabria, polo didattico che
di riferimento della cultura di riferimento della cultura regionale e fucina di docenti. Le vicende calabresi vengono seguite dai cronisti di due grandi giornali: Il Giornale di Calabria, che ha sede e stabilimenti tipografici a Piano Lago ed è diretto da Piero Ardenti; e Gazzetta del Sud, che ha
le rotative e la redazione centrale a Messina ed è diretta da Nino Calarco. L’area urbana cosentina non è afflitta da gravi problemi criminali.
Bande di piccoli malavitosi si limitano a compiere rapine e furti. Luigi Palermo, pregiudicato, trascorre le sue giornate seduto al bar Nettuno, in via Montesanto. I ragazzi della mala passano quotidianamente ad ossequiarlo. La gente lo conosce come “U zorru”. Già, perché Palermo
in giovinezza ha ferito un rivale al volto con una rasoiata, stampandogli un taglio che richiamava la “Zeta” con cui l’eroe messicano segnava le vesti degli odiati nemici spagnoli.
“Don Luigi” si pavoneggia dispensando consigli e dirimendo contrasti. In città è un personaggio cui tutti portano rispetto. Il sindaco del capoluogo è Pino lacino, socialista. Che ha sostituito
a palazzo dei Bruzi il biancofiore Fausto Lio. L’amministrazione comunale è sostenuta da una maggioranza che conta sui voti del Psi, del Pci, del Psiup e del Psdi. Il governo di sinistra durerà cinque anni. Sui banchi dell’opposizione siedono i consiglieri del Movimento sociale,
Giulio Adimari, Luigi Bianchi e Roberto Caruso e quelli della balena bianca”. Tra i democristiani si distingue particolarmente Sandro Chiappetta strenuo censore della coalizione di governo. I partiti sono attraversati dagli accesi confronti tra “correnti” che si riverberano pure in
seno al consiglio provinciale. La giunta della Provincia è guidata da Vincenzo Ziccarelli, socialista. I congressi provinciali e cittadini di Dc, Psi e Psdi sono appassionanti. Nelle fumose sezioni di partito si fa la conta delle tessere, si elaborano strategie, si disegna il futuro dei dirigenti. Il segretario regionale della Dc è un cosentino: si chiama Franco Petramala. Un cavallo di razza della scuderia democristiana che tenta di aprire un dialogo con i comunisti per scavalcare i manciniani.
Presidente dell’ospedale dell’Annunziata è, invece, Bebè Nervi. L’arcidiocesi è retta da mons. Enea Selis. Un uomo di chiesa molto sensibile ai problemi che affliggono la povera gente. A Palazzo di Giustizia si celebrano processi ordinari contro la piccola manovalanza criminale e gli
autori di omicidi compiuti in provincia. L’Assise è presieduta dal dott. De Marco, magistrato all’antica, serio ed equilibrato. E’ lui a giudicare i presunti assassini del distributore di benzina di Cariati, Francesco Pasqualetti, ammazzato a colpi di pistola durante una rapina. La famiglia
della vittima si è costituita in giudizio parte civile, assistita dall’avv. Rocco Trento. Il legale, molti anni dopo, diverrà assessore regionale alla Sanità per il Psi. L’allora pubblico ministero Alfredo Serafini, chiederà la condanna degli imputati a 27 anni di reclusione. Il processo si
concluderà con la loro assoluzione. Finisce davanti ai giudici pure la guardia giurata Luigi Perrotti, 31 anni, con l’accusa d’aver assassinato, dopo una lite, un carpentiere di Cerisano, Lorenzo Mandarino, 50 anni.
I penalisti in auge sono il grande Luigi Gullo, Silvio Sesti, Orlando Mazzotta, Ernesto D’Ippolito, Luigi Cribari, Carlo Vaccaro. Cominciano brillanti carriere pure Sergio Calabrese, Nini Feraco, Riccardo Adamo, Giuseppe Mazzotta, Enzo Aprile, Tommaso Sorrentino, Massimo Picciotto e Franco Sammarco.
I cosentini intanto sognano il grande calcio. Col cuore diviso tra tre squadre: il Cosenza che milita in serie C, la Morrone e il Rende che s’affrontano in serie D. Con i rossoblù giocano Pingitore, Caligiuri, Barbetta, Curcio, Capuano e Perrotta. L’allenatore è Umberto Mannocci. Nella Morrone ci sono De Donato, Fera, Troisi, Villa, Losio; nel Rende spicca l’ala sinistra Enzo Patania.
I derby sono entusiasmanti e combattuti, sia in campo che sugli spalti.
Per tutta la settimana in bar e uffici si discute dei “campioni”. La gente è tranquilla. I politici sono sempre pronti a dispensare promesse e posti di lavoro. Le serate trascorrono con le famiglie raccolte davanti alla televisione. La rete uno della Rai, alle 22,10 trasmette “Bontà loro”:
conduce Maurizio Costanzo, che intervista politici e scrittori. Nel 1981 sarà spazzato via dallo scandalo della loggia P2 e approderà sulle reti del costruttore milanese Silvio Berlusconi. Ma l’appuntamento più atteso dal pubblico televisivo cosentino è quello con la “Freccia nera”, il
romanzo d’avventura trasmesso dalla Rete due.
I telegiornali aprono con le notizie degli agguati terroristici. I Nuclei armati proletari, le Brigate rosse e i Nuclei armati rivoluzionari sparano e uccidono. A Roma, dopo 217 giorni di latitanza, viene catturato dalla polizia Pier Luigi Concutelli, il killer del gruppo di estrema destra
dei Nar, che ha ammazzato il giudice Vittorio Occorsio. All’operazione partecipa il poliziotto cosentino Francesco Bauleo. In citta, intanto, si muovono emuli dei “compagni” impegnati nella lotta armata.
Proliferano i seguaci delle Br nell’ateneo di Arcavacata, mentre cresce il numero dei giovani impegnati nelle attività extraparlamentari. Una prova concreta della tensione che regna a Cosenza si ha in occasione della manifestazione promossa, in piazza Fera, dai sindacati confederali
a sostegno delle rivendicazioni degli studenti contro la riforma della scuola e dell’università introdotta con il cosiddetto decreto Malfatti. Gli extraparlamentari di sinistra fanno fallire la manifestazione e attaccano i sindacalisti e dimostranti del Pci. Il bilancio sarà di dieci feriti.
A destra s’insegue invece l’ideale d’un rinato fascismo militante, professato da Ordine nuovo. L’Msi si spacca: nella capitale nasce Democrazia nazionale che, però, nel cosentino non raccoglie adesioni consistenti. A Catanzaro comincia, nel frattempo, il processo per la strage di
piazza Fontana. La gente, intanto, apprende dalla Tv le imprese del bandito Renato Vallanzasca. Il “bel Renè” con gli uomini della sua “batteria” assalta banche e uccide poliziotti. In città, tentano d’imitarlo senza grande successo, i ragazzi della “banda della Kawasaki”, scaltri rapinatori che
depredano portavalori e gioiellerie. Agli emulatori danno la caccia gli “sbirri” della squadra Mobile (diretti da Salvatore Lanzaro, affiancato dai due vice Alessandro Pansa e Luigi Bozzari) e i carabinieri del nucleo investigativo, guidati dal maresciallo Giuseppe Ingrosso. Il sottufficiale dell’Arma conosce vita, morte e miracoli dei malavitosi cosentini. E’ odiato e temuto come molti marescialli della vecchia guardia. Con i suoi uomini ha già risolto il sequestro di persona compiuto in danno del figlio minore del proprietario terriero Cribari, arrestando tutti i componenti della banda. Nel Cosentino – la circostanza è singolare e merita d’essere ricordata – il fenomeno dei rapimenti farà registrare altri tristi casi. In città sarà bloccato il telefonista della gang che ha sequestrato a Milano l’ing. Colombo e verrà inoltre tentato il sequestro del giovane figlio del medico Quintieri. A palazzo di giustizia fanno intanto la loro comparsa, nella veste di imputati, le giovani leve della mala: Franco Pino, Armando Bevacqua, Antonio Musacco, spesso fermati in occasione di piccoli furti o ferimenti. Cosenza Viene scossa in quegli anni (gennaio ’77) da un duplice omicidio. Dopo una lite scoppiata per futili motivi, Carlo Mussari, 25 anni e Giuseppe Castiglia si affrontano a duello nella Villa Vecchia. Sono entrambi armati di pistole. Dopo gli insulti, s’ammazzeranno a vicenda. Si spara pure ad Altomonte. Sul territorio del comune dominato politicamente dal deputato e futuro viceministro socialdemocratico Costantino Belluscio, viene trovato il cadavere decapitato di un pastore: si chiama Francesco Borrelli, 73 anni, del luogo.
Il procuratore generale di Catanzaro, Giuseppe Chiliberti, inaugurando l’anno giudiziario afferma: «La mafia certamente esiste; essa la si vede ormai in ogni vicenda quale fenomeno criminale a elevato potenziale di pericolosità…». A Lamezia Terme, il 5 luglio del 1975 era caduto per mano di due sicari, il sostituto procuratore generale, Francesco Ferlaino. Un crimine rimasto impunito. A Cosenza, due anni dopo, si registrano pericolosi segnali. Le forze dell’ordine stanno allerta. Le
cose potrebbero cambiare. Giovani dal grilletto facile scalpitano pericolosamente. Luigi Palermo, però, ostenta tranquillità. Agli investigatori che l’avvicinano continua a ripetere: «Cosenza è una città stabile e serena, si sta bene, è tutto a posto….
Tratto da: I segreti dei boss di Arcangelo Badolati

