Mafia, il blitz a Palermo con 180 arresti

Si tratta di soggetti già arrestati nell’operazione contro le cosche di Porto Empedocle e Villaseta. I boss, grazie all’uso di nuove tecnologie come i cosiddetti criptofonini, sarebbero riusciti a gestire affari legati alla droga e alle scommesse online senza neppure incontrarsi

Pietro Capraro di 39 anni, Gabriele Minio di 36 anni e Gaetano Licata di 41 anni sono i 3 agrigentini coinvolti nel maxi blitz scattato nella notte a Palermo che ha portato all’arresto di ben 180 persone. I 3 soggetti di Agrigento erano già stati arrestati poco meno di due mesi fa dai carabinieri della città dei templi nell’operazione contro le cosche di Porto Empedocle e Villaseta. Dei 183 arrestati in 33 sono già detenuti.

La lista delle accuse è lunghissima: associazione a delinquere di stampo mafioso, tentato omicidio, estorsioni aggravate, associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga, favoreggiamento personale, reati in materia di armi, contro il patrimonio e contro la persona, esercizio abusivo del gioco d’azzardo. Quattro i mandamenti cittadini smantellati: Porta Nuova, Pagliarelli, Tommaso Natale-San Lorenzo e Santa Maria di Gesù. Ma gli arresti sono stati anche in provincia tra Bagheria, Carini, Cinisi e Terrasini.

Per ritrovare un’operazione antimafia delle dimensioni di quella di questa notte bisogna tornare indietro di diversi decenni. Il blitz è il risultato delle indagini del Nucleo investigativo dei carabinieri, coordinato dal procuratore capo Maurizio De Lucia e dall’aggiunto che guida la Dda, Marzia Sabella, svolte tra il 2023 e quest’anno contro i mandamenti di Porta Nuova, Pagliarelli, Tommaso Natale-San Lorenzo e Bagheria. Il Ros ha poi eseguito un’ordinanza a carico di 20 fra capi e gregari del mandamento di Santa Maria di Gesù, di cui 3 già detenuti.

Anche in questa indagine, emerge come i business più fiorenti siano quelli legati alla droga e alle scommesse online illegali, gestiti con una logica comune a vantaggio di tutti i mandamenti e portando Cosa nostra a coltivare legami con esponenti di altre organizzazioni criminali, come la ‘Ndrangheta, ma anche le cosche agrigentine e catanesi. Tuttavia sembra tramontato il “sogno” di ricostituire la vecchia Commissione provinciale, tentativo già sventato nel 2018 quasi in diretta sempre dai carabinieri con il blitz “Cupola 2.0”. Resta, come già era venuto fuori allora, un ruolo preminente dei mandamenti cittadini su quelli della provincia ed emerge una gestione intermandamentale degli affari più delicati e lucrosi. Le indagini hanno consentito di documentare legami sempre più stretti tra i boss di Brancaccio, Noce-Cruillas, Tommaso Natale-San Lorenzo, Porta Nuova, Pagliarelli, Santa Maria di Gesù soprattutto nella gestione del traffico di droga. 

Fonte AgrigentoNotizie

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