RUBRICA: PENNE RIGHE E CALMA(R)I
di Maria Giovanna Santucci
Il termine “miele di rugiada” richiama la “manna del cielo” citata nella Bibbia, ovvero il cibo miracoloso che Dio fece piovere per sfamare gli Ebrei nel deserto.
È il un connubio indissolubile tra natura, tradizione e l’ingegno dell’uomo.
È una sostanza dolce, biancastra e resinosa, si forma naturalmente sulla corteccia di alcuni alberi, in particolare il frassino da manna coltivati soprattutto in alcune zone della Sicilia come nel cuore del Parco delle Madonie. Le estati calde e secche creano un ambiente perfetto per la sua crescita e per la successiva solidificazione della linfa. La raccolta della manna avviene d’estate, incidendo la corteccia dell’albero: la sostanza fuoriesce lentamente e si solidifica all’aria.
Ogni giorno tra luglio e settembre. vengono praticate delle piccole incisioni orizzontali sulla corteccia del frassino, la linfa lentamente sgorga si condensa sotto il sole e complice l’aria si trasforma in dei caratteristici “cannoli” dove le gocce scorrono lungo il tronco.
I “mannaluòri” o “ntaccaluòri” sono i suoi custodi di un’arte che si tramanda di padre in figlio.
La manna ha un sapore dolce, delicato, leggermente aromatico, contiene mannitolo, simile a cristalli o filamenti zuccherini. In cucina è usata come dolcificante naturale o nella preparazione di liquori. Oggi è marchio Presidio Slow Food.
Utilizzata anche in medicina naturale, ha proprietà lassative delicate e viene usata come rimedio contro la stitichezza, anche nei bambini e negli anziani.

