Negli ultimi 50 anni sono state almeno 300 le vittime di ‘ndrangheta

Tra loro tanti gli uomini dello Stato: dal magistrato Antonino Scopelliti fino al vicepresidente del Consiglio regionale Francesco Fortugno

I corpi senza vita sull’asfalto dell’autostrada, la sera del 18 gennaio 1994. Allo svincolo per Scilla, Antonino Fava e Vincenzo Garofalo sono appena caduti vittima di un agguato. E’ il momento culmine della stagione delle stragi in Calabria. Un piano eversivo pensato per mettere in ginocchio lo Stato italiano, diranno poi decenni di indagini e processi. 

‘Ndrangheta e Cosa Nostra alleate nel pianificare feroci attentati a politici, forze dell’ordine, semplici cittadini. Sul duplice omicidio la firma del boss palermitano Giuseppe Graviano e del calabrese Rocco Santo Filippone, condannati entrambi all’ergastolo. Con sentenza, però, poi annullata in Cassazione.

La guerra allo Stato nella nostra regione era però stata dichiarata già tre anni prima. Il 9 agosto 1991. Con l’esecuzione a Piale, frazione di Villa San Giovanni, del magistrato Antonino Scopelliti: un favore delle cosche agli amici palermitani, ricostruirono gli investigatori. Così da impedire a Scopelliti di rappresentare l’accusa nel maxi processo a Cosa Nostra. 

Da quel giorno in poi il sangue non ha mai smesso di scorrere. Vittime innocenti tolte di mezzo perché rappresentavano una minaccia come il sovrintendente di Polizia Salvatore Aversa, ucciso a Lamezia Terme insieme alla moglie Lucia Precenzano. 

Oppure solo per mandare un messaggio. Come accadde a Francesco Tramonte e Pasquale Cristiano, assassinati in quella che è passata allo storia come la “strage dei netturbini”. Un modo per le cosche di proteggere il business dei rifiuti. 

Fonte Rainews

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