RUBRICA: PENNE RIGHE E CALMA(R)I
di Maria Giovanna Santucci
Un proverbio nato dalla saggezza popolare napoletana, pieno di ironia e di verità
universale.
“Ogni scarrafone (scarafaggio) è bello ‘a mamma soja”, cantava Pino Daniele,
trasformando questa espressione in un simbolo di orgoglio e appartenenza: un modo per
rivendicare la bellezza e il valore di Napoli, del Sud, e di tutto ciò che viene troppo spesso
guardato con superficialità o disprezzo.
Ma questa verità si riflette anche nella letteratura.
Pensiamo a Quasimodo, il campanaro della cattedrale di Notre-Dame: un uomo deforme,
gobbo, sordo, deriso da tutti. Mostruoso fuori, ma di una bellezza struggente dentro. In lui
vive l’amore più puro, silenzioso, incompreso. La bellezza che sboccia nonostante o forse
grazie alla deformità.
E poi c’è Pulcinella, maschera napoletana per eccellenza: è lo “scarrafone” della
commedia, del popolo, della sopravvivenza. Lo si prende in giro, ma in fondo lo si ama,
perché dice la verità con la voce della pancia, con un’ironia che consola e disarma. Anche
Pulcinella, in fondo, è bello agli occhi della sua “mamma”: il popolo che lo ha inventato e
custodito
E se ci spostiamo in cucina, anche lì troviamo i nostri scarrafoni: piatti umili, che non
vincono in estetica ma trionfano nel gusto e nel cuore.
Un minestrone fumante, un soffritto corposo, una zuppa rustica. Cibi che non si mettono in
posa, ma che raccontano storie, affetti, origini.
Forse dovremmo imparare a guardare gli “scarrafoni” degli altri con gli occhi di una madre.
Con meno pregiudizi e più tenerezza.
Perché spesso, dietro ciò che giudichiamo brutto, c’è una bellezza che aspetta solo di
essere vista.

