RUBRICA: PENNE RIGHE E CALMA(R)I
di Maria Giovanna Santucci
I trabocchi, usati per la pesca senza barca, sono antiche macchine da pesca su palafitta visibili sulla costa adriatica dell’Italia centrale, in particolare dell’Abruzzo, costa dei Trabocchi, tra Ortona e Vasto.
Queste strutture in legno sono costruite su pali che si sporgono sul mare, sono ancorati agli scogli e dotate di un sistema di lunghi bracci che reggono una grande rete a bilancia.
I trabocchi sono stati pensati già in epoca romana, ma la forma attuale risalente al XVIII secolo è stata pensata contadini-pescatori che non sapevano navigare ma volevano sfruttare il mare restando a riva.
Passeggiando sul lungomare o pedalando sulla pista ciclopedonale lungo la ex ferrovia, tra ulivi e mare è possibile ammirare da vicino uno dei più celebri: il Trabocco Turchino, il cui nome richiama il colore dominante del paesaggio: il mare turchese dell’Adriatico visto dalla rupe.
Il Trabocco Turchino ispirò D’Annunzio che dall’ alto del suo l’Eremo affacciato sul “Promontorio di San Vito Chietino, scrisse “Le sentinelle dell’invisibile.”
Nel 1899, da luglio a settembre, D’Annunzio soggiornò con la sua amante Barbara Leoni nella casa rustica che oggi è chiamata l’Eremo Dannunziano. Il Vate ispirato dal luogo scrisse anche buona parte del suo romanzo “Il trionfo della morte”, si innamorò del paesaggio, della luce, del vento, del mare… e soprattutto dei trabocchi, che lo colpirono per la loro estetica primitiva e arcaica, inquietanti, perfette macchine viventi per rappresentare la tensione tra uomo e natura:
«Erano le macchine pescatrici, simili a ragni colossali… tese sul flutto come per suggere la vita nascosta nell’abisso.»
Spiagge selvagge, ciottolose con un mare cristallino e scogliere con vista sui trabocchi che mantengono la loro struttura in legno originale ristrutturati con grande cura artigianale e trasformati in ristoranti sul mare come quello di Punta Tufano.
Guardando il tramonto e sorseggiando un calice di vino del territorio: Montepulciano d’Abruzzo, Pecorino o Cerasuolo, lo sguardo si perde nel mare azzurro dell’adriatico in attesa di gustare un brodetto di pesce e le pallotte cace e ove.

