Penne righe e Calma(r)i – La fata verde

Fata Verde

da Maria Giovanna Santucci

“Un bicchiere d’assenzio, non c’è niente di più poetico al mondo. Che differenza c’è tra l’assenzio e un tramonto?” Oscar Wilde

Tra gli sgabelli rossi del caffè La Closerie des Lilas Paul Verlaine visse gli ultimi anni della sua vita a scrivere poesie e a bere la “fata verde”: assenzio fermentato e anice; decenni dopo, Hemingway, frequentò lo stesso caffè e lì scrisse molto era un buon posto per scrivere perché era tranquillo e nessuno lo disturbava

Ogni martedì sera dalle 17 alle 19, soprannominata “l’ora verde” dagli artisti si beveva la bevanda degli Dei che rendeva immortali. Immortalata sui manifesti realizzati di Toulouse-Lautrec, la più calzante icona dalla Belle époque che mostrava donne da sole al bar, ad affogare lascive nel bicchiere verde opalescente.

Per un secolo conquistò generazioni di bevitori, non certo tutti santi, aveva il potere di donare giovinezza e immortalità ed era profumato e più dolce del miele. Sorso dopo sorso, si leggevano poesie mentre si sorseggiava la “fata verde” e a quanto pare tra i tavoli del caffè, F. Scott Fitzgerald ha fatto leggere la prima bozza de “Il Grande Gatsby” ad Hemingway.

In questo luogo magico seduti ai tavoli hanno scritto: Charles Baudelaire, Émile Zola, Théophile Gautier, Honoré de Balzac, André Gide, Louis Aragon, Ezra Pound, Jean-Paul Sartre e Samuel Beckett, Modigliani e Picasso, venivano ammaliati dall’aromatica dal sapore decisamente amaro, nell’ora clandestina, ora dell’adulterio, ora della follia nell’ora della “Fata Verde”.

La diffusione dell’assenzio, formalmente aperitivo al gusto di anice, cominciò attorno al 1830 durante il rimpatrio dei soldati francesi che avevano conquistato l’Algeria e che l’avevano abbondantemente consumato perché poteva prevenire il tifo, il colera e la dissenteria.

Scriveva Oscar Wilde. “Dopo il primo bicchiere, si vedono le cose come si vorrebbe che fossero. Dopo il secondo, si vedono le cose come non sono. Infine, si vedono le cose come realmente sono, e questa è la cosa più orribile del mondo”.

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