Cosenza – Se c’è un luogo che ha segnato l’identità di un’intera generazione cosentina, è senza dubbio Piazza Kennedy. Negli anni ’90 non era soltanto un punto di ritrovo: era un universo a cielo aperto, un’agorà giovanile in cui la città si specchiava nei suoi figli più inquieti, curiosi e creativi. Lì, in quel crocevia tra Corso Mazzini e la Cosenza vecchia che respirava ancora l’eco delle proteste studentesche degli anni ’70, è nata una vera e propria cultura urbana.
Un mondo dentro la piazza
Ogni pomeriggio, soprattutto dal giovedì alla domenica, la piazza si animava. C’erano le “tribù” dei liceali: quelli del classico Bernardino Telesio, con l’aria un po’ intellettuale e le copie di Sartre sotto braccio, e quelli dello scientifico Fermi, sempre più rock e anticonformisti. Ma c’erano anche gli artisti di strada, i musicisti con le chitarre acustiche, gli skaters, gli studenti universitari, gli alternativi, gli anarchici, i moderati e i sognatori.
La piazza era il palcoscenico della socializzazione spontanea, dove tutto accadeva senza bisogno di prenotazioni, algoritmi o notifiche. Bastava esserci. Bastava una panchina, una birra calda, una radiolina o un walkman condiviso per sentirsi parte di qualcosa.
Le “colombe” di Baccelli e la scultura simbolo
Nel cuore della piazza, quasi come a custodire lo spirito libero di quei giorni, c’era (e c’è) la scultura delle colombe stilizzate dell’artista Giovanni Baccelli, spesso confuse con “aquile”. Quelle figure bianche, moderniste e sospese tra cielo e terra, erano un riferimento silenzioso e potente. Lì si davano appuntamento gli amici, lì si decidevano le serate, lì si raccontavano i primi amori e le prime delusioni.
I luoghi satellite: Free Pub, Akropolis, piazza dei Bruzi
Attorno alla piazza orbitava un’intera geografia giovanile. Il mitico Free Pub, con le luci basse e i panini farciti, era una tappa obbligata prima o dopo le lunghe soste notturne in piazza. Per molti, la serata proseguiva all’Akropolis, una discoteca pomeridiana divenuta leggendaria per aver ospitato concerti e DJ set che attiravano giovani da tutta la provincia. Celebre il live dei Double You nel 1993, che fece ballare centinaia di ragazzi sotto i led e le luci stroboscopiche di quella che fu la Mecca della musica dance cosentina.
La cornetteria di piazza dei Bruzi, aperta fino a notte fonda, rappresentava invece la chiusura perfetta di ogni sabato: un cornetto caldo, magari alle 3 del mattino, era il segno che la giornata – e la giovinezza – poteva attendere ancora un po’.
La nostalgia e la memoria condivisa
Oggi, Piazza Kennedy non è più la stessa. Il tempo ha cambiato ritmi, abitudini, scenari urbani. Eppure, la memoria di quegli anni è ancora viva. Gruppi Facebook come “Piazza Kennedy anni 70-80-90 a Cosenza” raccolgono centinaia di ex ragazzi che oggi, uomini e donne adulti, condividono foto sbiadite, ricordi indelebili e un senso comune di appartenenza.
Più di una piazza, Piazza Kennedy era una generazione allo specchio, un sogno condiviso in tempo reale, senza bisogno di hashtag.

