Nel decreto Infrastrutture approdato ieri in Consiglio dei Ministri, è stata eliminata la norma che avrebbe trasformato la Stretto di Messina S.p.A. in stazione appaltante autonoma per la realizzazione del Ponte tra Calabria e Sicilia. Nella bozza circolata soltanto una settimana fa, l’articolo 1 dedicato all’opera prevedeva infatti l’iscrizione della società, guidata da Pietro Ciucci, nell’elenco ANAC delle stazioni appaltanti, autorizzandola così a gestire in completa autonomia le gare per lavori, servizi e forniture. Con la modifica tuttavia questa possibilità salta, relegando nuovamente l’iter dei bandi sotto la competenza ordinaria degli enti centrali dello Stato
Rimangono invariate due disposizioni di rilievo già largamente dibattute negli ultimi mesi:
- Incremento del budget complessivo dell’opera da 8,5 miliardi (stabiliti dalla Nadef 2012) a 13,5 miliardi di euro;
- Facoltà di aumentare fino al 50% i singoli contratti collegati alla realizzazione del collegamento tra Villa San Giovanni e Messina, in linea con la normativa europea sui massimali contrattuali
Questa doppia conferma di maggiori risorse finanziarie sottolinea l’impegno politico nel rilancio dell’infrastruttura, nonostante l’esclusione di Stretto di Messina S.p.A. dal ruolo di “centrale di gara” autonoma. La scelta sembra mirata a mantenere un più stretto controllo ministeriale sulle procedure, anche alla luce delle delicate fasi tecniche e ambientali che l’opera attraversa.
Tecnicamente, la società concessionaria avrà comunque un ruolo di primo piano nella supervisione delle fasi progettuali ed esecutive, ma dovrà appoggiarsi agli organismi nazionali (ANAC e MIT) per l’affidamento degli appalti. Nei prossimi giorni il testo definitivo passerà al vaglio del CIPESS, il Comitato interministeriale che dovrà dare l’ok definitivo all’avvio dei cantieri.
L’eliminazione della qualifica di stazione appaltante autonoma apre quindi una nuova fase di coordinamento tra Stato e concessionario, con l’obiettivo di preservare trasparenza e snellezza nelle procedure di gara, evitando possibili sovrapposizioni di competenze e ritardi procedurali che finora avevano rallentato l’iter.

