Ricchi, belli, famosi. Eppure soli.

di Danilo Aloe *

C’è una deriva silenziosa che attraversa una parte della gioventù contemporanea, quella che vive di apparenza, esposizione e continua ricerca di approvazione sociale.

Incapaci di vivere il sentimento più semplice e autentico: il corteggiamento.

Un sottobosco dorato fatto di locali esclusivi, tavoli riservati, champagne ostentato e notti costruite più per essere fotografate che vissute.

Un mondo dove il desiderio non passa più attraverso lo sguardo, l’attesa o la conquista, ma attraverso il conto finale.

Si paga. Per l’attenzione, per l’illusione di essere desiderati.

Non si corteggia più una donna: si compra il contesto in cui quella presenza possa essere esibita.

Si investono migliaia di euro in bottiglie di bollicine dal prezzo assurdo, non per il piacere del calice ma per il rito pubblico dell’auto celebrazione.

Il secchiello illuminato che attraversa il locale diventa il vero trofeo. La donna, spesso, è ridotta a comparsa scenografica di uno status da esibire.

E l’uomo, paradossalmente, si impoverisce proprio nell’esatto momento in cui cerca di sembrare potente.

Dietro questa ostentazione c’è fragilità; non forza.

Non c’è seduzione, c’è insicurezza.

Il bisogno disperato di like, approvazione sociale sostituisce il coraggio del rifiuto, il fascino dell’imprevedibile, la maturità del rapporto umano.

Si preferisce pagare piuttosto che rischiare. Possedere piuttosto che meritare.

È una crisi culturale prima ancora che sentimentale.
Una generazione che confonde il valore con il prezzo, il consenso con l’attenzione, l’amore con la transazione. E in questo scambio perde qualcosa di essenziale: l’identità.

Perché il vero lusso oggi non è permettersi una bottiglia da diecimila euro, ma saper sostenere una conversazione vera. Non è prenotare il privé più costoso, ma avere personalità senza doverla noleggiare per una notte.

Non è comprare presenza, ma saper generare interesse.

I social hanno trasformato la vita privata in una vetrina permanente, dove anche i sentimenti diventano contenuti da consumare.

Eppure il corteggiamento era — ed è — una delle forme più alte di educazione sentimentale.

Richiede pazienza, ascolto, rispetto, ironia, intelligenza. Richiede presenza vera, non ostentazione.

Richiede il rischio del fallimento, che oggi molti non tollerano più.

Forse il problema non è che i giovani paghino per il sesso o per l’illusione della compagnia. Il dramma vero è che abbiano smesso di credere di poter essere scelti per ciò che sono, e abbiano iniziato a pensare di dover comprare ciò che non sanno più conquistare.

Ed è questa, forse, la forma più raffinata della povertà contemporanea: avere tutto, tranne se stessi.

* Avvocato, Componente Service Cittadino e Istituzioni Kiwanis Distretto Italia- San Marino

One thought on “Ricchi, belli, famosi. Eppure soli.

  1. Il decadimento della società. La perdita dei valori essenziali della vita. La nonchalance con la quale si vive il quotidiano. La prevaricazione dell’uno sull’altro. Mancanza assoluta di cameratismo. Insofferenza, indifferenza, menefreghismo e strafottenza la fanno da padrona. Poche parole ma dure e coerenti con la vita reale.

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