RUBRICA: PENNE RIGHE E CALAMA(R)I IL GELATO

di Maria Giovanna Santucci

Il gelato un piacere da cogliere al volo: una forte sensazione emotiva di piacere e felicità…
la dolcezza, la cremosità, la freschezza e la sua soffice consistenza si perde, svanisce, si
dissolve al sole come la sua storia fatta di notizie incerte e frammentarie.
Nel 1660 a Parigi, il Cafè Procope di Procopio de’ Coltelli, catanese originario di Acitrezza,
fondò una sala con specchi e lampadari di cristallo, simile alle Kaffeehauser viennesi nella
quale propose aperitivi, sorbetti, gelati, liquori ed eccellenti caffè.
Il gelato del Cafè Procope frequentato da illustri personaggi come: Victor Hugo, Voltaire,
Napoleone, Gorge Sand e Balzac, fu considerato un insuperabile Cafè, qui si servivano
anche “acque gelate” (le granite) e gelati di frutta. Il gelato è stato a lungo un piacere
elitario per le borghesie europee, in quanto era difficile l’approvvigionamento del ghiaccio.
L’elenco delle ricette nell’opera il “Credenziere del buon gusto” di Vincenzo Corrado
(1600) parla da solo: sorbetto ai gusti di cedrata, cannella rossa o bianca, cioccolato,
gelsomino, fragole, canditi e uova.
Il “gelato da passeggio” pare sia nato nel 1903 ad opera dell’immigrato Italo Marchiony, il
quale ispirandosi all’antica arte italiana delle cialde, brevettò il cono gelato a New York.
Attorno al 1920 famosi gelatieri italiani producevano già i tipi oggi più acquistati come
l’eskimo pie, uno stecco completamente ricoperto di cioccolata; la “good humor bar”,
barrette gelato ghiacciate o il “popsicle”, il ghiacciolo fatto con limonata. Oggi vanno di
moda due tipologie di gelato: allo yogurt e alla frutta fresca. Il tutto giocato sul fatto che il
gelato si colloca fra i dessert e smette di essere un semplice atto di consumo infantile
legato all’oralità e non a caso le proposte dell’industria gelatiera si affermano sul gusto allo
yogurt o a gusti accompagnati ai pezzetti di frutta. Per arrivare ai recentissimi gelati
“salati”.
Per riconoscere un buon gelato occorre anzitutto soffermarsi sull’aspetto: morbidezza e
cremosità sono il primo indice qualitativo. Di fronte a colori troppo carichi o violenti c’è
sempre da insospettirsi perché la legge vieta tra l’altro l’uso dei coloranti nei tipi al torrone,
limone, cioccolato, panna e se il colore è dunque falsato c’è pericolo che sia stato ottenuto
da semilavorati (tranne qualche eccezione come il caso delle more). Ricordatevi che il
colore della banana è grigio e se tale gelato risulta giallo vuol dire che quel colore non è
naturale. I sapori devono essere inoltre precisi, netti e bisogna lasciarlo sciogliere bene in
bocca se si vuole riuscire a distinguere l’uovo o il latte (quest’ultimo se è in polvere avrà un
gusto di un inconfondibile sapore di cotto). In media un etto di gelato fior di latte fornisce al
nostro organismo circa 220 calorie (solo 150 calorie alla frutta o allo yogurt); Per questi
motivi può essere considerato un’alternativa nutrizionale ed una corretta scansione dei
pasti per l’estate con una interessante dotazione energetica per il caldo afoso.

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