Tre anni dopo la strage di Cutro: una ferita ancora aperta per la Calabria

Steccato di Cutro (KR) – Il 26 febbraio 2023, all’alba, il mare davanti alla costa di Steccato di Cutro restituì immagini che segnarono in modo indelebile la Calabria e l’intero Paese: il naufragio di un caicco con a bordo decine di migranti provocò la morte di 94 persone, tra cui molti bambini, a pochi metri dalla riva. Oggi, 26 febbraio 2026, la regione ricorda quella strage a tre anni di distanza, in una giornata di commemorazione ma anche di domande ancora aperte.

Le cronache di queste ore sottolineano come la “verità completa” su quanto accaduto quella notte non sia stata ancora scritta. Restano sul tavolo interrogativi sulle modalità dei soccorsi, sui tempi di intervento e sulle responsabilità, mentre procedimenti giudiziari e richieste di accertamento continuano il loro corso.

A Cutro e in altre città della Calabria si tengono oggi iniziative di memoria e riflessione: momenti di raccoglimento, manifestazioni, dibattiti promossi da associazioni, realtà impegnate nella tutela dei diritti dei migranti, istituzioni e mondo ecclesiale. Il filo conduttore è la richiesta che quanto accaduto non venga archiviato come una tragedia inevitabile, ma diventi occasione per ripensare le politiche di accoglienza e i meccanismi di soccorso in mare.

94 vite spezzate, decine di dispersi, sopravvissuti segnati per sempre. La Calabria, terra di emigrazione e approdo, vive questo anniversario come una ferita ancora aperta, intrecciata a un presente in cui i flussi migratori continuano e il Mediterraneo resta un mare di transito e di rischio.

Nelle parole di chi partecipa alle iniziative emergono due richieste: giustizia, perché le responsabilità siano chiarite, e cambiamento, perché tragedie come quella di Steccato di Cutro non si ripetano. Una cronaca che oggi, tre anni dopo, non è solo rievocazione del passato, ma interrogativo sul presente e sul futuro delle politiche europee in materia di migrazione.

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