A Udine la pizza studia il futuro: Spazio Lilly Museum & Lab

RUBRICA: PENNE RIGHE E CALMA(R)I

di Maria Giovanna Santucci

La pizza, in trionfo sulla pala di ferro, deve essere avvicinata o allontanata dal fuoco, sollevata o abbassata dal piano di cottura, in modo che l’intero cornicione risulti ben cotto senza che la parte centrale diventi una sorta di biscotto. Con gli odori e gli umori che il mattone refrattario gli sa dare, perché la pizza adda sapè ‘e furne ‘e tempo lento…

Gesti di sopravvivenza e cultura per l’umanità che ha iniziato a mettere le mani nella farina fin dalla Mezzaluna Fertile (regione storica del Medio Oriente che comprende Mesopotamia ed Egitto), dove si preparavano schiacciate con cereali come miglio, orzo e farro e cotte su pietre arroventate e fungevano anche da piatto comune attorno al quale si riuniva la famiglia.

Quei pani piatti, cotti su pietre roventi, attraversarono millenni e confini i Romani preparavano una sorta di “focaccia” chiamata “picea” fino poi a diventare pizza a Napoli nel 1880: un’idea semplice, geniale e popolare.

Oggi, questo piatto universale conosce una nuova tappa evolutiva: è nato a Udine il primo Lilly Lab dedicato interamente alla pizza, un laboratorio d’avanguardia dove la ricerca incontra la tradizione.

Lo Spazio Lilly Museum & Lab a Codroipo (UD)è un museo interamente dedicato alla pizza. Dal 1982 Lilly Codroipo studia e realizza pale per pizza e numerosi altri utensili professionali.

Il percorso espositivo guida in un viaggio che parte dalle antichissime origini della pizza e arriva fino ai giorni nostri, esplorando i principali ingredienti, le tecniche di preparazione e gli strumenti utilizzati nel corso dei secoli.

Nella parte Lab dello Spazio Lilly c’è poi una vera e propria pizzeria attrezzata con impastatrice, forno e piani di lavoro.

Ogni sezione del museo offre un’esperienza educativa che racconta la storia della pizza e come sia evoluta nel tempo, Il percorso esplora la pizza nelle diverse tradizioni regionali.

Il fatto che un laboratorio del genere nasca a Udine è la dimostrazione che l’innovazione alimentare può e deve partire anche dai territori meno scontati, capaci però di custodire una tradizione e rilanciarla verso il futuro.

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