Allarme per la Calabria tra gioco d’azzardo e crisi sociale

Nel dibattito sulla crisi sociale ed economica della Calabria, un fenomeno torna a destare preoccupazione: il gioco d’azzardo e la ludopatia. Diversi reportage — segnalati da fonti locali — collocano la regione tra le realtà con le maggiori criticità su questo fronte, con cifre pro capite di spesa e tassi di vulnerabilità sensibilmente superiori alla media nazionale.

Secondo i rapporti, in molte aree, in particolare nella Piana di Gioia Tauro e nella fascia tirrenica, la dipendenza dal gioco assume dimensioni strutturali — favorita da contesti di marginalità, scarsità di opportunità di lavoro e presenza di slot machine spesso fuori controllo o manomesse. Un dato allarmante: il gioco non è più percepito come un “sfizio”, ma come un rifugio possibile in assenza di prospettive.

Già in estate le forze dell’ordine avevano effettuato controlli nelle sale da gioco e nei locali della zona, con sequestri di slot illegali e denunce agli esercenti per frode informatica, denuncia di irregolarità e slot manomesse: un’indicazione chiara di come il fenomeno sia accompagnato da manipolazioni e sfruttamento.

Per molti operatori sociali, quello del gioco d’azzardo rappresenta oggi un problema di salute pubblica e di coesione sociale, non più soltanto una questione economica o morale. Serve — secondo loro — un approccio integrato: contrasto all’illegalità, politiche di sostegno per chi rischia l’usura, investimenti in servizi sociali, opportunità di lavoro e percorsi educativi, per offrire alternative concrete al ricorso al gioco come “via d’uscita”.

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