Ben tornato, passato

In Calabria, come nel resto d’Italia, gli anni di Tangentopoli furono vissuti come uno spartiacque epocale. L’azzeramento della classe politica e dirigenziale, accusata e travolta da uno tsunami giudiziario, lasciò spazio a una speranza diffusa: che dalle macerie potesse emergere una nuova stagione, guidata da uomini migliori, più onesti, più capaci, più vicini ai bisogni reali della gente.

Ma la storia – spesso crudele nella sua ciclicità – ci ha mostrato altro. Invece di una rifondazione etica e culturale della politica, abbiamo assistito all’ascesa di un populismo rozzo, urlato, spesso privo di competenze e visione, che ha approfittato del vuoto lasciato da una politica delegittimata. E così, a distanza di trent’anni, si torna a fare i conti con quel passato che si voleva superare.

Nel Cosentino, questo ritorno è emblematico: oggi si guarda con rinnovata fiducia a figure come Sandro Principe, Roberto Perrotta, Mario Russo e Giuseppe Aieta. Volti noti, esperti, radicati nei territori, che un tempo avremmo detto appartenere alla “vecchia politica”, ma che oggi, in confronto al disastro generato dal pressappochismo di certa antipolitica, sembrano improvvisamente autorevoli, necessari.

È il paradosso di un tempo che corre veloce, ma che sa anche girare in tondo. Si invocava un futuro migliore, ci si ritrova a riconsiderare il passato. Forse perché, in fondo, non tutto ciò che fu è da gettare. Forse perché la vera novità, oggi, è proprio la competenza. E forse – viene da pensare – questa non è che un’altra occasione: per imparare, finalmente, a scegliere non il nuovo a ogni costo, ma il giusto, il capace, il serio.

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