La sanità calabrese ritrova la sua autonomia, ma il dibattito è appena cominciato

Diciassette anni dopo l’inizio del commissariamento, la sanità calabrese ha ufficialmente chiuso una delle pagine più lunghe e controverse della propria storia amministrativa. La decisione del Consiglio dei ministri di revocare il regime straordinario rappresenta uno spartiacque istituzionale che restituisce alla Regione la piena titolarità della gestione sanitaria. Una svolta rivendicata con forza dal presidente della Regione, Roberto Occhiuto, che ha definito il provvedimento «la fine di una camicia di forza» e il risultato di un lungo percorso di risanamento amministrativo e contabile.

L’uscita dal commissariamento era uno degli obiettivi principali indicati da Occhiuto fin dal suo insediamento alla guida della Regione e della struttura commissariale. Negli ultimi anni il lavoro si è concentrato soprattutto sulla ricostruzione dei bilanci sanitari, sulla regolarizzazione della contabilità delle aziende sanitarie, sull’avvio di Azienda Zero, sull’attivazione di strumenti come il CUP unico regionale, sul miglioramento dei Livelli Essenziali di Assistenza e sull’accelerazione dei programmi di edilizia sanitaria. Un percorso che il Governo ha ritenuto sufficiente per chiudere il lungo periodo di gestione straordinaria.

La revoca del commissariamento, tuttavia, non equivale alla fine di tutti i problemi. È un aspetto sul quale insistono gli stessi osservatori che hanno accolto positivamente il risultato. Il piano di rientro rimane infatti pienamente operativo e continuerà a imporre rigorosi vincoli economici alla Regione. Ciò significa che la Calabria dovrà continuare a garantire equilibrio finanziario, controllo della spesa, miglioramento dei servizi e raggiungimento degli obiettivi fissati dal Ministero della Salute.

Secondo il presidente della Regione, la vera sfida inizia adesso. Terminata la fase commissariale, la responsabilità politica e amministrativa torna integralmente nelle mani delle istituzioni regionali. L’obiettivo dichiarato è quello di completare definitivamente il percorso con l’uscita anche dal piano di rientro, migliorando ulteriormente i LEA, riducendo la mobilità sanitaria passiva e rafforzando la medicina territoriale.

Ma non tutti condividono l’entusiasmo della maggioranza regionale. Le opposizioni parlano di un risultato che rischia di essere soprattutto simbolico se non sarà accompagnato da un deciso miglioramento delle prestazioni offerte ai cittadini. Le critiche riguardano soprattutto le lunghe liste d’attesa, la persistente carenza di personale medico e infermieristico, la difficoltà nel garantire servizi omogenei nelle aree interne e il continuo ricorso dei pazienti calabresi agli ospedali di altre regioni. Per molti esponenti politici e sindacali, l’uscita dal commissariamento non cancella automaticamente criticità strutturali che continuano a incidere sulla qualità dell’assistenza.

Anche il mondo sindacale invita alla prudenza. Secondo diverse organizzazioni dei lavoratori, il superamento del commissariamento dovrà tradursi rapidamente in investimenti concreti sulla sanità pubblica, nel completamento degli ospedali programmati, nel potenziamento della rete territoriale e in una riduzione significativa delle liste di attesa. Diversamente, il rischio sarebbe quello di celebrare un traguardo amministrativo senza che i cittadini possano percepirne gli effetti nella vita quotidiana.

Dal punto di vista politico, il risultato rafforza certamente la posizione di Roberto Occhiuto, che considera la conclusione del commissariamento uno dei principali successi del proprio mandato. La decisione del Governo arriva al termine di un lavoro condiviso con i Ministeri della Salute, dell’Economia e degli Affari Regionali, che hanno espresso parere favorevole alla revoca del regime straordinario.

Adesso, però, il giudizio non sarà più affidato ai decreti ministeriali ma ai risultati concreti. I cittadini continueranno a misurare l’efficienza della sanità attraverso parametri molto semplici: quanto tempo occorre per una visita specialistica, quanto rapidamente si accede a un intervento chirurgico, quanti medici sono presenti nei reparti, quante persone saranno ancora costrette a lasciare la Calabria per curarsi.

La fine del commissariamento rappresenta quindi molto più di una decisione amministrativa. È un passaggio storico che chiude una stagione durata quasi due decenni, ma apre contemporaneamente una fase nella quale la Regione dovrà dimostrare di saper trasformare l’autonomia riconquistata in una sanità più efficiente, moderna e vicina ai bisogni dei cittadini. Sarà proprio questa la prova più difficile: fare in modo che il cambiamento istituzionale diventi finalmente un cambiamento percepibile negli ospedali, negli ambulatori e nella quotidianità dei calabresi.

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