Nel silenzio della grotta: l’incontro con Giovanni

Venerdì ho mantenuto una promessa che avevo fatto prima a me stesso e poi alla vita: quella di dedicare il mio “secondo tempo” a chi è rimasto indietro. Non per pietà, ma per ascolto. Per verità. Per amore.

Ho raggiunto Giovanni in un luogo che non nominerò mai. Un angolo remoto del Cosentino, nascosto tra rocce e vegetazione, dove la civiltà ha smesso di cercarlo e lui ha smesso di voler essere trovato. Una grotta. La sua casa da anni.

Giovanni era un uomo ricchissimo, un tempo. Aveva tutto ciò che il mondo misura con successo. Ma ha scelto il contrario: l’essenziale. Ha lasciato tutto, famiglia compresa.
“La vera ricchezza non è accumulare,” mi ha detto con voce pacata, “ma liberarsi.”

Ho acceso la videocamera con rispetto, e gli ho chiesto:

“Hai mai paura di stare qui?”
“No, affatto,” ha risposto guardando il buio della grotta come fosse una coperta. “Io non vedo l’ora di poter morire in santa pace qui dentro.”

Mi ha raccontato che un giorno metterà un cartello fuori dalla grotta. Nessuno dovrà entrare. Sarà il segnale. Quello che il Dio gli darà. L’annuncio che il momento è arrivato.

“Voglio morire in santa pace,” ha ripetuto. “Morire qui, senza essere seppellito. È la cosa migliore. Qui è più facile avere contatti con il Dio. Ogni tanto viene quel momento in cui lo spirito funziona davvero.”

Gli ho chiesto della solitudine.
Ha sorriso, quasi divertito:

“La solitudine? È l’ultima cosa che mi manca. Se c’è qualcosa che non soffro, è proprio quella.”

Eppure il corpo gli ricorda che il tempo passa. Gli occhi non vedono più come prima, e l’udito vacilla. Ma lui non si lamenta.
“Piccoli fastidi. Si aspetta con calma la morte.”

Poi ha aggiunto parole che mi porto dentro:
“Molti si sentono soli perché non fanno il loro dovere verso il Dio. Il Dio parla, ma loro non ascoltano. Sono tutti presi dallo smartphone, dalla pizzeria, da tante sciocchezze. E così i messaggi si perdono.”

Non ho avuto più bisogno di domande. Solo silenzio. Quello giusto. Quello che avvolge le verità profonde.

Alla fine l’ho salutato.
“Grazie, Giovanni. Buona vita.”
“Grazie,” ha risposto lui, con un sorriso che sembrava più vecchio del tempo.


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