RENDE – Emergono nuovi elementi inquietanti sulla tragedia che ha colpito il Parco acquatico di Rende, dove una bambina di otto anni ha perso la vita annegando in circostanze ancora da chiarire. A rilanciare l’allarme sulla sicurezza della struttura è un’inchiesta giornalistica firmata da Erika Crispo e andata in onda nei giorni scorsi sul Tg3 Calabria. Il servizio metteva in evidenza diverse criticità all’interno del parco, a partire da una segnalazione clamorosa: l’assenza di un defibrillatore operativo, dispositivo salvavita essenziale in situazioni di emergenza.
Nella ricostruzione offerta dal Tg3 si parlava anche di personale ridotto, carenze nella sorveglianza in vasca e procedure di primo soccorso non adeguatamente strutturate. Una denuncia che, alla luce del tragico evento, appare oggi ancora più grave e carica di interrogativi.
La Procura di Cosenza, che ha aperto un fascicolo per omicidio colposo, sta acquisendo tutte le informazioni utili, comprese le immagini di videosorveglianza e le documentazioni relative alla sicurezza del parco. Saranno ascoltati anche i responsabili della struttura per chiarire se vi siano stati ritardi o mancanze nei soccorsi, come ipotizzato dai familiari della piccola.
Nel frattempo, l’opinione pubblica si interroga su come sia stato possibile che un luogo frequentato ogni giorno da decine di bambini fosse sprovvisto di strumenti di primo intervento obbligatori per legge. Il caso ha scosso profondamente la comunità locale e rischia ora di trasformarsi in un terremoto giudiziario.
Il dolore per la giovane vita spezzata si mescola alla rabbia e alla richiesta di verità e giustizia. «Sapevano tutto e non hanno fatto nulla», sussurra chi conosce bene quella struttura e oggi si chiede se quella morte non si sarebbe potuta evitare.

